Rajmonda, Rossella e le altre: la strage silenziosa delle donne

Pubblicato il 8 Gennaio 2011 21:25 | Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2011 21:25

Uccisa, spinta giù alle scale, uccisa dopo un tentativo di violenza e abbandonata sotto un cavalcavia, uccisa dopo essere stata respinta: l’anno è cambiato, ma le storie di donne uccise, o semplicemente morte, per cause violente sono già tante.

Solo pochi giorni fa era toccato ad Anna Maria, ammazzata perché, rimasta incinta, aveva chiesto al compagno di sposarla. Anziché dirle no, lui le ha conficcato nel petto un coltello da cucina.

Il 2010 era toccato a Sarah, di cui troppo si è parlato, a Maricica, di cui forse si sarebbe parlato di più se anziché rumena fosse stata italiana, a Emlou, la cui unica colpa è stata di trovare sulla propria strada un pugile pazzo che l’ha massacrata di botte, a Paola, strangolata nella notte dal suo compagno. E l’elenco potrebbe naturalmente continuare per molto.

Il più delle volte ad uccidere sono gli uomini più vicini: padri, mariti, compagni. Come se la linea tra amore e odio fosse tanto sottile che tra amare da morire e amare fino ad uccidere potesse essere oltrepassata con la pazzia di un istante.

Non occupano più neppure i titoli dei giornali. Non fanno notizia. Finché non la si butta in gossip e spettacolo, con calendari e tronisti, le donne uccise sono solo numeri. Ma crescono sempre di più.