Cronaca Italia

Dopo 13 anni ecco i nomi degli assassini di Baldascini, tutti esponenti dei Casalesi

Francesco Schiavone

Dopo diciassette anni la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, a conclusione di indagini coordinate dalla Dda partenopea, ha fatto piena luce sull’omicidio di Gennaro Baldascini ucciso con colpi d’arma da fuoco il 28 novembre del 1993 a Villa Literno. Nell’agguato rimase ferita anche la moglie, Anna De Domenico.

Mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio e del tentato omicidio sono esponenti di primo piano del clan dei Casalesi, tra cui due dei capi storici, Francesco Schiavone, detto ‘Sandokan’ e Francesco Bidognetti, detto ‘Cicciotte e mezzanotte’, e affiliati a cosche napoletane. L’omicidio fu eseguito, infatti, da esponenti dei Casalesi in base ad un patto di alleanza con la confederazione di clan raggruppatasi intorno alle famiglie Mallardo, Licciardi e Contini. Baldascini, secondo le indagini nonché i riscontri di collaboratori di giustizia, fu ucciso per vendicare l’omicidio di Antonio Licciardi, fratello di Gennaro, vale a dire storico capo dell’Alleanza di Secondigliano.

Il boss fu ammazzato nel giugno del 1981, nell’ambito della cruenta guerra di camorra che in quegli anni vide contrapposte la N.C.O. di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia, facente capo ai Giuliano-Bardellino, Mallardo e Zaza. Destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Napoli, Marcella Suma, su richiesta della Dda ed eseguiti da agenti della Dia di Napoli con la collaborazione del Nucleo investigativo centrale del ministero della Giustizia, esponenti apicali del clan dei Casalesi, del clan Mallardo e degli Amato-Pagano, già in carcere: Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti ed il figlio Aniello, Giuseppe Mallardo, Raffaele Maccarello e Gennaro Trambarulo, quest’ultimo legato al clan degli Scissionisti e attualmente agli arresti domiciliari.  L’accusa per tutti è di concorso in omicidio insieme con Raffaele Di Fraia e Gennaro Ricciardi, morti da tempo.

Secondo quanto ricostruito, l’organizzazione dell’agguato a Baldascini fu chiesta a Francesco Schiavone tramite Francesco Bisognetti, nonostante Antonio Licciardi fosse stato ammazzato dieci anni prima. Baldascini, storico appartenente alla N.C.O. di Raffaele Cutolo, aveva partecipato all’omicidio di Antonio Licciardi, il cui cadavere fu trovato il 2 giugno del 1981 in una vettura parcheggiata all’esterno dell’Ospedale Cardarelli di Napoli.

Negli ultimi anni – hanno spiegato gli investigatori- sono state accertate ”alleanze e sinergie criminali tra i clan operanti nel napoletano e nel casertano, favorite anche da cointeressenze economiche, che ha portato a numerosi omicidi eseguiti a cavallo tra le due province da sicari dei clan alleati”.

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