Dossieri illegali per Gucci: in undici sotto processo a Firenze

Pubblicato il 22 Dicembre 2010 20:54 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2010 20:55

Il giudice Erminia Bagnoli di Firenze ha rinviato a giudizio 11 persone accusate di aver realizzato centinaia di dossier illegali – circa 1.800 – per la casa di moda Gucci. L’azienda risulta estranea all’inchiesta, mentre gli accusati avrebbero utilizzato banche dati riservate alle forze dell’ordine, come lo Sdi del Viminale.

Prima udienza del processo, il 6 giugno 2011. Imputati saranno l’ex carabiniere Luigi Martini, 50 anni, titolare dell’agenzia investigativa Sia di Carmignano (Firenze); il già responsabile della security del gruppo Gucci a Milano, Carlo Del Bo, 46 anni; l’impiegata della Sia Patrizia Ceramelli, 42, già compagna e segretaria di Emanuele Cipriani alla Polis d’Istinto, l’agenzia che venne indagata per una vicenda simile dalla procura di Milano; le sorelle Elena Baldini e Patrizia Baldini, 47 e 44 anni, collaboratrici della Sia nonché moglie e cognata di Martini; gli addetti dell’ufficio security di Gucci, Massimiliano Carpino, 43, e Giampiero Pompei, 47; gli investigatori privati Silvio Russo, 49, e Francesco Puccinelli, 50; il carabiniere Ferdinando Mastrangelo, 43; il poliziotto Luca Cappelli, 45.

Sulla posizione di un dodicesimo indagato, il finanziere Salvatore Bongiovanni, 45 anni di Fondi (Latina), la competenza è stata trasferita al tribunale di Latina. Oltre alla Ceramelli, anche Martini e Del Bo avevano collaborato con Cipriani, anche se questa inchiesta non ha collegamenti con quella milanese che coinvolse anche Giuliano Tavaroli, ex capo della security di Telecom. Gli indagati sono accusati dal pm Ettore Squillace Greco, a vario titolo, di associazione a delinquere, corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio e accesso abusivo ai sistemi informatici.

L’inchiesta era partita dal suicidio di un poliziotto nel 2006 che veniva compensato dagli investigatori privati per le informazioni riservate che forniva. Le informazioni erano su dirigenti, aziende contoterziste, fornitori, clienti ed altri in rapporti di lavoro con Gucci, e, secondo l’accusa, tramite la Sia di Martini affluivano alla casa di moda in modo illecito poiche’ ottenute grazie ad esponenti delle forze dell’ordine che, usando il proprio ruolo (comprese le password per accedere agli archivi informatici), violavano archivi riservati e segreti d’ufficio in cambio di soldi e benefit.

Nell’udienza preliminare, conclusa mercoledì 22 dicembre, il giudice Bagnoli ha respinto l’eccezione di competenza territoriale sollevata dai difensori per spostare il processo a Roma dove si trova il server dello Sdi.