Droghe leggere. Cassazione: Sconto di pena a piccoli spacciatori

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 ottobre 2014 17:32 | Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2014 17:37
Spaccio droghe leggere. Cassazione: Abbassare la pena a spacciatori

Carlo Giovanardi, uno dei firmatari della legge sulle droghe poi dichiarata incostituzionale (foto LaPresse)

ROMA – Pene più miti per gli spacciatori di droghe leggere. Arrivano le motivazioni della Corte di Cassazione che, lo scorso 29 maggio, aveva di fatto aperto alla possibilità di una riduzione di pena per i piccoli spacciatori recidivi condannati in via definitiva.

Per i giudici la questione è semplice e legata alla legge Fini-Giovanardi, quella che eliminava di fatto la distinzione droghe leggere/droghe pesanti e prevedeva pene più dure per gli spacciatori. Legge successivamente dichiarata incostituzionale.

Per questo, spiega la Cassazione, chi sulla base di quella legge è stato condannato rischia di dover scontare una condanna potenzialmente illegittima perché troppo afflittiva. Da qui la decisione di maggio motivata oggi 14 ottobre: chi è stato condannato sulla base di quella legge ha diritto a un riesame e a una rimodulazione, con sconto, della pena.

Negli ultimi anni, il Parlamento ha inasprito molte pene in maniera “irragionevole” e “senza fondamento” – non solo per quanto riguarda gli stupefacenti – costringendo la Corte Costituzionale ad intervenire più volte, e la Cassazione a ridurre o disapplicare le pene dichiarate incostituzionali fino a travolgere il “mito giuridico” della “intangibilità del giudicato”. Lo sottolinea la Suprema Corte prendendo di mira soprattutto, ma non solo, la legge Fini-Giovanardi, una normativa “imposta” violando la Costituzione.

Quelle che sembrano proprio ‘bacchettate’ a scelte fatte dal Parlamento nel recente passato, sono contenute nelle motivazioni depositate del verdetto delle Sezioni Unite, emesso il 29 maggio, che ha ridotto il carcere per i piccoli spacciatori di droghe leggere, contribuendo ad attenuare l’emergenza del sovraffollamento carcerario per la quale l’Italia rischiava le sanzioni Ue. La decisione venne accolta molto positivamente dal Guardasigilli Andrea Orlando e scontentò, invece, parte del centrodestra.

“E’ agevole costatare che i casi di dichiarata incostituzionalità di norme attinenti al solo trattamento punitivo sono diventati sempre più frequenti negli ultimi anni, in cui il legislatore ha approvato una serie di irragionevoli previsioni sanzionatorie su cui è dovuto intervenire il Giudice delle leggi”, sottolinea la sentenza 42858 scritta da Franco Ippolito, Segretario generale della Suprema Corte, e ‘controfirmata’ dal Primo presidente Giorgio Santacroce. A sostegno della necessità di applicare le decisioni della Corte Costituzionale, come la bocciature della Fini-Giovanardi dove inaspriva le pene per i piccoli pusher recidivi e dove non distingueva tra droghe pesanti e leggere, le Sezioni Unite rilevano che “far eseguire una condanna, o una parte di essa, fondata su una norma contraria alla Costituzione, e perciò dichiarata invalida dal Giudice delle leggi, significa violare il principio di legalità”. Dunque via libera agli ‘sconti di pena’. Anche perchè “il diritto fondamentale alla libertà personale deve prevalere sul valore dell’intangibilità del giudicato”.

Non solo Fini-Giovanardi nel mirino. Secondo la Cassazione, inoltre, sarebbe “del tutto irrazionale” consentire “la sostituzione dell’ergastolo con quella di trent’anni di reclusione”, come è avvenuto in varie decine di casi di boss mafiosi per effetto della sentenza ‘Ercolano’ della Corte di Strasburgo, e ritenere, invece, “intangibile” la porzione di pena “applicata per effetto di norme che mai avrebbero dovuto vivere nell’ordinamento: un ‘sovrappiù’ che risulta l’effetto ancora in atto di una norma senza fondamento, estromessa dall’ordinamento giuridico”.

Tra l’altro, prosegue la Suprema Corte, continuare a tenere in carcere persone condannate a pene divenute ‘fuorilegge’, “costituirà un ostacolo” al perseguimento dello scopo “rieducativo” perchè tale condanna sarà “inevitabilmente” avvertita “come ingiusta da chi la sta subendo”. E questo in quanto la pena è stata “non già determinata dal giudice nell’esercizio dei suoi ordinari e legittimi poteri, ma imposta da un legislatore che ha violato la Costituzione”. Anche i giudici dell’esecuzione della pena, e i pubblici ministeri nell’ambito delle loro “funzioni istituzionali di vigilanza sulla ‘osservanza delle leggi'”, hanno il compito di far ricalcolare le pene, al ribasso, obbedendo alle indicazioni della Consulta e degli ‘ermellini’, conclude la Cassazione invitando i magistrati a fare la loro parte per rendere il carcere meno disumano e le pene più equilibrate.