Duccio Dini, un altro rom arrestato a Firenze: era in una delle auto che lo investì

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2019 9:38 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2019 9:38
Duccio Dini, un altro rom (l'ottavo) arrestato a Firenze: era in una delle auto che lo investì

Duccio Dini, un altro rom arrestato a Firenze: era in una delle auto che lo investì (foto d’archivio Ansa)

FIRENZE – Un altro uomo arrestato per la morte di Duccio Dini, il 29enne travolto il 10 giugno 2018, mentre era fermo in scooter a un semaforo a Firenze in via Canova, da un’auto coinvolta in un inseguimento tra rom per un regolamento di conti. I carabinieri hanno eseguito una misura di custodia cautelare nei confronti di settimo componente della gruppo di nomadi coinvolto, disposta dal gip Angelo Pezzuti su richiesta del pm Tommaso Coletta.

Destinatario del provvedimento Kjamuran Amedt, 38 anni, residente presso il campo nomadi del Poderaccio. Secondo le indagini, in base alle tracce biologiche repertate su una Volto S60, l’auto inseguitrice, anche il 38enne si sarebbe trovato per l’accusa sul luogo degli eventi quale componente della presunta spedizione punitiva nei confronti del cognato Rufat Bajram. Inoltre, secondo quanto dice l’Ansa citando fonti investigative, nei giorni precedenti avrebbe inviato a Rufat Bajram messaggi contenenti minacce di morte.

Sarebbe stato infatti proprio Kamjuran Amet il passeggero seduto sul sedile posteriore della Volvo che colpì lo scooter di Duccio Dini. Il 38enne, pur ferito, sarebbe riuscito a nascondersi dopo l’incidente. I carabinieri hanno ricostruito anche i giorni precedenti alla spedizione contro Rufat Bajaram, e soprattutto le minacce che proprio il 38enne gli avrebbe rivolto con messaggi sul cellulare, minacciando di morte lui, il padre e gli altri familiari.

Per il gip Angelo Antonio Pezzuti la misura cautelare in carcere va applicata perchè l’unica “idonea” anche per il tentativo attuato dagli altri indagati, e dello stesso 38enne, di tenere nascosto il suo coinvolgimento. Inoltre il giudice sottolinea che il campo nomadi del Poderaccio non appare un “luogo idoneo” all’eventuale svolgimento della misura degli arresti domiciliari, e che comunque le accuse di omicidio, tentato omicidio, e lesioni personali, giustificano la misura della custodia cautelare in carcere.