Edlira Copa già semi libera. Uccise a coltellate tre figlie 5 anni fa. Convertita, ora è cristiana. Perciò non più pericolosa?

di Lucio Fero
Pubblicato il 26 giugno 2019 13:02 | Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2019 13:02
Edlira Copa torna già semi libera. Uccise a coltellate tre figlie 5 anni fa. Convertita, ora è cristiana. Perciò non più pericolosa?

Edlira Copa già semi libera. Uccise a coltellate tre figlie 5 anni fa. Convertita, ora è cristiana. Perciò non più pericolosa? (foto Ansa)

ROMA – Edlira Copa già semi libera. Cinque anni fa, il 9 di marzo 2014 in quel di Chiuso, Lecco, le sue tre figlie (13, 1o e 3 anni di età, Simona, Keisi e Sidny i nomi) morivamo a seguito di decine di coltellate. Coltellate inferte dalla mamma, Edlira Copa appunto. La donna aveva fatto strage delle sue figlie.

Ovviamente processata, la donna verrà poi assolta per assoluta infermità mentale, in altri termini la legge e la giustizia l’hanno giudicata incapace di intendere mentre sterminava le figlie. L’hanno assolta come malata di mente. Ma, come malata di mente, venne allora obbligata a dieci anni di ospedale psichiatrico. Oggi, dopo soli cinque anni, la metà del previsto, ad Edlira Copa viene riconosciuta e concessa una di fatto semi libertà: può andare in comunità, comunità dove deve dormire ma dalla quale può allontanarsi durante il giorno. Quel che si concede e si permette ad individui giudicati non più pericolosi per la società.

Dal punto di vista del rispetto delle norme è più che probabile sia tutto formalmente in regola, appunto a norma di legge.

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Tanto meno qui si vuole invocare ed evocare il “butta la chiave” dopo aver messo in cella il colpevole. Il “butta la chiave” piace tanto, va molto di moda (a condizione riguardi il prossimo lontano, se tocca gente che si conosce è invece crudeltà e accanimento giudiziario). Ma il butta la chiave resta comunque una sciocchezza impraticabile. E non per buonismo. Per puro realismo. Se si “buttasse la chiave” per tutti quelli che vanno dentro non basterebbero carceri e carcerieri. Che espiata la pena si possa e si debba uscir di galera e che si possa stare in galera anche meno rispetto alla pena iniziale è cosa che conviene alla società tutta.

Legittima la domanda: ma una depressione clinicamente attestata davvero cancella ogni responsabilità nell’agire umano? Non possibile una risposta netta, non qui almeno. 

E neanche qui si vuole porre la questione etica se mai una assassina di figlie, se mai un umano che sopprime volontariamente al sua prole possa essere perdonato. Perdonato in primo luogo da se stesso. E a seguire dalle leggi, istituzioni, divinità se ci sono e se si occupano di questo mondo.

Non per questo la storia di Edlira Copa così come ce la narrano le cronache lascia un forte sapore di amaro in bocca. Non per la semi libertà in sé, e neanche per il fine pena mai che in qualche forma viene istintivo comminare a chi ammazza i figli. Quella donna è stata assolta, assolta perché malata di mente. Inviata all’ospedale psichiatrico perché malata di mente. E allora perché viene messa fuori dall’ospedale psichiatrico? E’ guarita, clinicamente guarita? Guarita da cosa esattamente e come? Nessuno lo dice.

Ci si informa però che la donna si è convertita al cristianesimo e che quindi “non è più la stessa donna”. E la voce che informa è quella di un prevosto, un uomo di Chiesa. Non è più la stessa donna perché si è convertita, è stata convertita? L’essersi fatta cristiana, l’essere stata fatta cristiana, l’aver preso battesimo e altri sacramenti l’hanno guarita? Un umano convertito al cristianesimo, anche se malato di mente al punto di far strage dei figli, smette di essere malato e pericoloso perché cristiano? Cos’è? Una diagnosi medica non di certo. Somiglia più ad un premio per la conversione. In questa storia giustizia penale e il giusto della fede sono intrecciati e confusi in uno stortissimo nodo.