Elena Ceste, Michele Buoninconti e i dubbi del prete sui vestiti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2015 9:19 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2015 9:38
Elena Ceste

Elena Ceste

ROMA – La Stampa ha pubblicato i verbali inediti degli interrogatori del Gip a Michele Buoninconti, l’uomo accusato per l’omicidio della moglie Elena Ceste. Verbali da cui emergerebbero le contraddizioni del marito di Elena Ceste.

La scomparsa di Elena Ceste e la scarpa vecchia: “Ho deciso di andare a cercare mia moglie, prendo la macchina e vado in giro (…), vicino a dove hanno trovato mia moglie, prima della stradina sono sceso dall’auto, volevo vedere se era passato qualcuno prima di andarci, non ho visto nessuno, la strada era pacioccosa, è vero che non pioveva da tempo però gelo e disgelo… la strada era fangosa e infatti ho sporcato molto l’auto, mi sono fermato, cercavo impronte di piedi, qui era venti metri dall’asfalto, c’è un casotto diroccato, sono entrato, c’erano assi e macerie, ho visto una scarpa vecchia poi me l’hanno fatta vedere i carabinieri…”

Il cellulare. Michele Buoninconti ha sempre detto, una volta rientrato a casa e scoperta la sparizione di Elena, di aver preso il suo cellulare e di averlo fatto squillare. Ma non è vero o lo è in parte. Lui precisa: «A casa ricevo i tabulati e so di preciso quando ho telefonato a Elena; nel tabulato che ricevo sono registrate solo le telefonate che generano costi, e dunque evidentemente non anche quelle rimaste senza risposta indirizzate a mia moglie la mattina della scomparsa». I due apparecchi hanno però compiuto un percorso diverso nei minuti decisivi.

Sulle tracce di fango presenti sulle calze di Elena Ceste. Michele: «Non so dire perchè sulle calze di mia moglie sono state trovate gocce di fanghiglia, non so il motivo, per cui il terreno che c’è davanti a casa sia diverso da quello trovato sulle calze. Io ho cercato mia moglie, se ho sporcato le calze mentre le raccoglievo non so dirlo».

Michele Buoninconti confessa di aver consegnato ai carabinieri degli occhiali che però in realtà non erano di Elena Ceste. «Ho dato ai carabinieri degli occhiali che non erano quelli di mia moglie perchè in quel momento ero molto arrabbiato, sono arrabbiato tuttora, gli occhiali me li hanno chiesti dopo un po’ di giorni, a che potevano servire? Io ero convinto che mia moglie si poteva trovarla subito e dopo non sapevo che dovevamo servire». Le contraddizioni: «Ho messo gli occhiali in un porta-oggetti sull’auto, li ho presi tenendoli con due dita al centro, caso mai qualcuno li avesse toccati».

Ma il parroco, don Roberto Zappino, lo smentisce: «Mi disse che in uno di questi giri, nel controllare i vestiti che aveva sul sedile, nell’atto di portarli in casa, si era accorto che in mezzo a questi vi erano gli occhiali della moglie». Il prete sottolinea «nel suo racconto lo stupore dei vestiti e lo stupore del fatto che c’erano anche gli occhiali». Michele: «Non è vero, io al parroco non ho detto questo».

Il letto rifatto dopo la scomparsa di Elena Ceste. Elena sparisce e lui rifà il letto, ma il copriletto giallo c’era o non c’era? E’ stato usato per avvolgere il corpo?
Buoninconti: «Non so perchè ho rifatto il letto e ho invece lasciato le tazze della colazione sul tavolo, avrei fatto anche quello, forse non ho avuto il tempo. Può essere che il letto l’ho fatto dopo tempo, non ricordo in che momento l’ho rifatto».

La figlia e i litigi nascosti. In una intercettazione, lui chiede ai figli di non dire ai carabinieri che litigava con la moglie. Ma i figli gli rispondono che è vero il contrario. Michele: «Chi dice sì è una bambina di 5 anni e mezzo, che credibilità ha? Il sì di mia figlia era ironico».