Elena Ceste, Michele Buoninconti e la giornalista di Giallo da lui “avvicinata”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 febbraio 2015 12:11 | Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2015 12:19
I messaggi mandati da Michele Buoninconti alla giornalista di Giallo

I messaggi mandati da Michele Buoninconti alla giornalista di Giallo

ASTI – Una giornalista di Giallo fu avvicinata da Michele Buoninconti, in carcere per l’omicidio della moglie Elena Ceste. È la stessa giornalista a raccontare quando l’uomo la invitò a casa sua e la mise alla prova nelle faccende domestiche. La giornalista di cui, come scrive lo stesso Giallo, si invaghì il marito di Elena Ceste, prima di finire in carcere perché accusato del delitto.

“Da qualche tempo – racconta la giornalista – Michele aveva iniziato a mandarmi messaggini molto ambigui tentando più volte un approccio con me. Sei bellissima mi scriveva a tarda ora, usando addirittura il telefono del figlio (…) Poi Michele mi disse: È il compleanno di mio figlio, domani facciamo una festicciola in casa. Vuoi venire anche tu?”

“Così – continua il racconto della giornalista – mi presentai (…) e lui mi fece entrare in cortile con la mia macchina (…) Entrai in cucina, dove Elena trascorreva buona parte della sua giornata. Michele e i figli avevano già preparato il pranzo di compleanno. Quando aprii il frigorifero mi ritrovai di fronte a un’immagine terribile: all’interno, appese una di fianco all’altra, c’erano delle galline già spennate (…)”.

“Durante il pranzo – prosegue – Michele non mancò di mettere tutti in imbarazzo.A un certo punto mi chiese di che segno zodiacale fossi. Scorpione dissi. E lui, pensando di fare una battuta: avete sentito bambini? Proprio come la mamma!”.

“Al termine del pranzo, per educazione gli chiesi se avesse bisogno di aiuto e lui non esitò a rispondermi sì. Puoi lavare i piatti mi disse mostrandomi il lavandino (…) In casa Buoninconti infatti la lavastoviglie non c’è mai stata (…) Durante quella giornata riuscii a vedere tutte le stanze di casa Buoninconti. Un particolare mi colpì molto: non c’era nemmeno una foto di Elena (…)”.