Elisa Claps, scricchiola l’alibi “di ferro” di Danilo Restivo

Pubblicato il 30 maggio 2010 16:10 | Ultimo aggiornamento: 30 maggio 2010 18:58

Elisa Claps

La difesa l’ha sempre sbandierata come “prova regina” dell’innocenza di Danilo Restivo, l’uomo da quattro giorni accusato di aver ucciso il 12 settembre 1993 a Potenza la studentessa Elisa Claps, il cui cadavere è stato ritrovato nel marzo scorso, 17 anni dopo la scomparsa.

E’ la deposizione di Giuseppe Carlone, che ora ha 35 anni, fatta alla polizia il giorno dopo la scomparsa della ragazza, che – per la difesa – rimane l’alibi di ferro di Restivo anche dopo la contestazione di omicidio volontario; alibi che scricchiola fortemente, secondo l’accusa, e, anzi, non regge più alla luce dei “gravi, precisi e concordanti” indizi di colpevolezza legati ad acquisizioni successive al ritrovamento del cadavere.

Ma cosa ha detto Giuseppe Carlone alla polizia alle 23.30 di lunedì 13 settembre 1993, giorno successivo alla scomparsa di Elisa Claps? Di averla vista e salutata, senza avere risposta, in una strada del centro di Potenza, “alle ore 13.40” del giorno precedente, domenica 12 settembre 1993. Una data e un orario inquietanti: perché a quell’ora, secondo gli investigatori, Elisa era già morta, trafitta dai fendenti tirati da Restivo, essendo il delitto avvenuto “tra le 11.30 e le 13.10”, come è scritto nella contestazione; e perché a quell’ora – con Elisa ancora viva, secondo Carlone – Danilo Restivo, come provano i registri del pronto soccorso, era in ospedale per la medicazione di una piccola ferita alla mano sinistra che – ha detto – si era procurato cadendo in un cantiere di scale mobili in costruzione.

“Abito nello stesso palazzo dove abita pure Claps Elisa”, si legge nel verbale della deposizione di Giuseppe Carlone, avvenuta alle ore 23.30 del 13 settembre 1993. “Ieri (giorno della scomparsa della ragazza, ndr), alle ore 13.40, mentre stavo rincasando, davanti al cinema Ariston, sito in questa via 4 novembre, ho visto Claps Elisa che si dirigeva verso la scalinata” che conduce alla sua casa. “Dopo averla superata – prosegue Carlone – l’ho salutata, senza ricevere alcuna risposta”.

A domanda della polizia, ribadisce: “Sono sicuro che era Claps Elisa, in quanto la conosco bene da molti anni. Elisa era vestita con una maglia bianca e pantaloni blu”. Carlone viene interrogato di nuovo dalla polizia due giorni dopo e conferma la versione, fornendo anche altri particolari: quella domenica con la fidanzata ha partecipato alla messa delle ore 12.30 proprio nella chiesa della Trinità; non ha visto in chiesa né Elisa, né Danilo Restivo, che pure conosceva. Ribadisce di aver incontrato la ragazza “alle 13.40”: Elisa “procedeva nella mia stessa direzione. Poiché avevo un passo più svelto, in breve l’ho raggiunta e superata. L’ho salutata senza avere risposta. Mi sono diretto verso la gradinata 4 novembre e, appena l’ho imboccata, mi sono voltato ed ho visto la ragazza venirmi dietro”.

Aggiunge: “Sono certo dell’orario che ho indicato, in quanto, quando sono giunto a casa, ho guardato l’orologio ed erano le 13.45”. Più avanti Carlone dice: “La sera della stessa domenica, intorno alle ore 21.30, sono stato avvicinato in piazza Mario Pagano da Ermenegildo Claps che si accompagnava ad un suo amico di nome Cesare. Entrambi avevano alcune fotografie di Elisa. Ermenegildo Claps, fratello della ragazza, mi ha riferito che la sorella era scomparsa di casa e mi ha chiesto se per caso l’avessi vista. Gli ho risposto che l’avevo incontrata nei pressi del cinema Ariston, nell’orario sopra detto, che procedeva verso casa”.

Il fratello di Elisa mostra sorpresa per quell’orario che Carlone gli riferisce: “Quando ho riferito a Claps Ermenegildo di aver visto la sorella in via 4 novembre, mi ha detto che proprio a quell’ora lui si trovava in via Mazzini in attesa della sorella” ai piedi della scalinata che Elisa avrebbe dovuto percorrere per rincasare, “ma di non averla vista affatto”. La deposizione di Carlone è ripetutamente stata proposta dall’avvocato Mario Marinelli, difensore di Restivo, nel processo che si è concluso con la condanna definitiva dell’imputato per false dichiarazioni. E sarà riproposta anche nel procedimento per omicidio.

Non fu Restivo, ma Carlone – ha sempre sostenuto la difesa – l’ultimo ad aver visto viva Elisa Claps. Ma quella deposizione ora scricchiola fortemente sotto il peso degli altri indizi a carico di Restivo emersi dall’autopsia sui resti di Elisa e delle altre acquisizioni successive al ritrovamento del cadavere: niente di doloso da parte di Carlone, secondo gli investigatori, perché nulla induce a pensare ad una falsa testimonianza; egli conosceva Restivo “solo di vista” e non frequentava Elisa. Ci fu forse, da parte del testimone – a parere degli investigatori – solo un errore di persona: ipotesi suffragata, rispetto alle certezze di Carlone, da un particolare: perché alle 13.40 di quella domenica 12 settembre 1993 Elisa non rispose al saluto? Forse non era lei?