Elisa Claps: Danilo Restivo condannato a 30 anni

Pubblicato il 11 Novembre 2011 17:07 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2011 19:40

Elisa Claps

ROMA – Danilo Restivo è stato condannato a 30 anni di reclusione dal gup di Salerno Elisabetta Boccassini per l’omicidio della studentessa potentina Elisa Claps. L’imputato è stato giudicato con rito abbreviato.

La ragazza era scomparsa a Potenza il 12 settembre 1993, poco dopo aver incontrato Restivo nella Chiesa della Santissima Trinità del capoluogo lucano. Questi lo stesso giorno era rientrato a casa con un giubbino insanguinato e con una piccola ferita ad una mano, che si fece medicare in ospedale.

Arrestato e condannato per falsa testimonianza, Restivo ha tuttavia sempre negato di aver ucciso la Claps. Il 17 marzo dello scorso anno il cadavere di Elisa Claps, parzialmente mummificato, è stato ritrovato nel sottotetto della stessa Chiesa di Potenza. Una perizia medico legale ha stabilito che la ragazza è stata uccisa con diverse coltellate, probabilmente lo stesso giorno della scomparsa.

Una perizia genetico-forense, svolta da due ufficiali del Ris dei carabinieri, ha portato all’identificazione del profilo genetico di Restivo sulla maglia indossata dalla studentessa e recuperata al momento del ritrovamento del cadavere. Sulla scomparsa di Elisa Claps, sulle modalita’ del ritrovamento del cadavere e su eventuali complicità di cui avrebbe beneficiato Restivo è tuttora in corso un’inchiesta-bis della Procura di Salerno.

“Sono cristiana, cattolica, ma non lo perdonerò mai”, dice la signora Filomena, mamma di Elisa. “Se mi avesse fatto ritrovare il corpo, se me l’avesse fatto toccare, forse le cose sarebbero andate in maniera diversa – aggiunge – ma per come si è comportato non posso perdonarlo”. La donna è stanca, dopo aver portato avanti in questi anni una battaglia quotidiana per arrivare alla verità sulla morte di sua figlia. A Restivo chiede: “Prendi carta e penna e scrivi la verità, dimmi finalmente la verità”. E lancia un altro appello “a chi sa, a chi deve pulirsi la coscienza”.

La signora chiama in causa anche la Chiesa, da sempre coinvolta in questa vicenda: fu proprio nel sottotetto di una chiesa che Elisa fu ritrovata il 17 marzo 2010, 17 anni dopo la sua scomparsa. “Don Mimì Sabia non poteva essere l’unico prete in grado di sapere – continua – non ha potuto fare tutto da solo. E’ arrivato il momento di pulirsi la coscienza”.

Sulla stessa linea l’avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, che sottolinea come per l’omicidio di Elisa Danilo Restino non avrà l’ergastolo “per colpa della Chiesa che, in questi 18 anni, ha permesso che siano stati prescritti i reati concorrenti”. “Sono tranquilla – prosegue – della condanna ai 30 anni: non ci sono altre vie, Restivo deve pagare per questo atroce delitto. Oggi siamo alla resa dei conti”.