Elmas ti paga se te ne vai. Comune finanzia i giovani che emigrano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 settembre 2014 11:01 | Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2014 11:17
Elmas (Cagliari), "troppi disoccupati". Comune paga chi emigra

(Foto Lapresse)

ELMAS (CAGLIARI) – Troppi disoccupati in paese: così il Comune finanzia che decide di emigrare. Succede ad Elmas, cittadina alle porte di Cagliari. La destinazione è a libera scelta, basta che sia una capitale europea. Non solo: sempre il comune ti paga anche il corso di inglese. L’unico requisito è che si viva ad Elmas da almeno tre anni e che non si abbiano più di cinquant’anni, spiega Nicola Pinna sulla Stampa.

Ad Elmas, come in gran parte della Sardegna, la disoccupazione è il problema principale. Basti ricordare che i dati dell’Istat parlano di un tasso di senza lavoro, nell’isola, del 17,5%, che raggiunge il 54% tra i giovani. Da qui è nata l’idea del sindaco, Valter Piscedda. 

“Qui i nostri ragazzi non hanno più possibilità e allora perché non aiutarli a trovare un’alternativa altrove? Non è una vergogna cercare un lavoro fuori dalla Sardegna o fuori dall’Italia”.

Il Comune aveva iniziato proponendo piani per il lavoro e tirocini formativi, ma con scarsi risultati. A quel punto è nato il progetto “Adesso parto”: il Comune paga il viaggio (di sola andata), le prime spese per il soggiorno e anche un corso di inglese. Al momento il progetto gode di un finanziamento di 12mila euro. Ma le domande probabilmente saranno molte di più.

“Ogni giorno nel mio ufficio c’è il viavai di disoccupati che chiedono aiuto. In molti mi dicono che vorrebbero andare a trovare fortuna all’estero ma che non hanno neppure la possibilità di pagarsi il biglietto. E allora ci siamo fatti una domanda: perché non incentivare questi ragazzi? D’altronde siamo cittadini d’Europa e non possiamo pretendere che la Sardegna sia in grado di soddisfare tutte le nostre necessità. Certo, avere un lavoro sotto casa sarebbe l’ideale ma dobbiamo prendere coscienza del fatto che la situazione è molto difficile. Con i nostri ragazzi faremo un patto di fiducia. A nessuno chiediamo un contratto di affitto o un contratto di lavoro prima della partenza, perché speriamo che per loro sia davvero una bella avventura”.