Caso Orlandi, mons.Pietro Vergari, la Minardi indagati con altri tre da due anni

Pubblicato il 18 Maggio 2012 23:18 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2012 12:27

ROMA – Monsignor Pietro Vergari, fino al ’91 rettore della Basilica di Sant’Apollinare, dove fu sepolto il boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis, e Sabrina Minardi, la superteste clamorosa  ancorché assai poco credibile, sono tra gli  iscritti al registro degli indagati dalla Procura di Roma per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi, la ragazza di 15 anni sparita in circostanze misteriose il 22 giugno del 1983

L’iscrizione nel registro degli indagati, secondo quanto riferito  dall’Ansa, è avvenuta di recente ma in realtà risalirebbe a due anni fa, alla primavera del 2010 e non sarebbe quindi in relazione con l’ispezione compiuta lunedì alla tomba di Enrico De Pedis bensì conseguenza delle rivelazioni fatte dalla stessa Minardi, la “supertestimone” che ha collegato la sparizione della ragazza alla Banda della Magliana.

La notizia dell’Ansa, sbucata a tarda sera del venerdì e accolta in modo un po’ tendenzioso dai siti dei giornali, è stata smontata da Federica Sciarelli, conduttrice di Chi l’ha visto? e molto addentro alle varie evoluzioni del caso Orlandi.

Intervistata da RaiNews24 Federica Sciarelli ha spiegato che l’iscrizione al registro degli indagati, d parte della Procura di Roma, è un atto dovuto. Infatti, a seguito della telefonata a “Chi l’ha visto?” del settembre 2005 sono iniziate delle nuove indagini, per poter eseguire i vari atti istruttori, la magistratura ha dovuto compiere tutti gli atti dovuti, emettere cioè gli avvisi di garanzia relativi al reato in esame, che è quello di concorso nel sequestro di persona. I nomi in passato non erano stati diffusi, ma coperti dagli omissis.

Nell’indagine si ipotizza il reato di sequestro di persona aggravato dalla minore età dell’ostaggio e dalla morte della stessa.

L’INCHIESTA – Senza elementi, la prima inchiesta viene chiusa nel luglio 1997. Per il giudice vi è “il fondato convincimento che il movente politico-terroristico costituisca in realtà un’abile operazione di dissimulazione dell’effettivo movente del rapimento”. Ora, dopo la perquisizione della tomba di De Pedis, la Procura di Roma prevede di concludere l’inchiesta entro l’inizio dell’autunno. Cinque gli “avvisati” per il sequestro Orlandi. Oltre a mons. Vergati e la Minardi, ci sono anche  Sergio Virtù, Angelo Cassani, detto ‘Ciletto’, Gianfranco Cerboni, detto ‘Gigetto’, tutti in un qualche modo legati all’holding del crimine attiva a Roma negli anni settanta/ottanta.

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Simona Maisto hanno in programma ancora un paio di atti istruttori, poi decideranno se gli elementi in loro possesso siano tali da chiedere il rinvio a giudizio degli indagati o l’archiviazione delle loro posizioni.

LA SCOMPARSA – Emanuela Orlandi scompare verso le 19 del 22 giugno 1983, dopo essere uscita da una scuola di musica. La ragazza è la figlia quindicenne di un messo della prefettura della Casa pontificia ed e’ cittadina del Vaticano. A maggio era gia’ scomparsa un’altra ragazza romana, Mirella Gregori. Un vigile dice di aver visto Emanuela parlare con un uomo a bordo di una ‘Bmw’ nera. Nei giorni successivi Roma e’ tappezzata di manifesti di ricerca della ragazza. Nella vicenda entrano vari ”telefonisti” (tra cui un cosiddetto ”amerikano”), mitomani, sciacalli o depistatori.

IL GIALLO INTERNAZIONALE – Quella che sembrava la comune scomparsa di una adolescente si trasforma in un ”giallo” internazionale che coinvolge in pieno il Vaticano. Il presunto rapimento finisce infatti per intrecciarsi con l’attentato di Agca contro Papa Wojtyla. Il Papa interviene con una lunga serie di appelli. Il 5 luglio le prime telefonate, alla famiglia e alla segreteria di Stato Vaticana, che mette a disposizione un’utenza telefonica riservata. Emanuela sarebbe prigioniera di un sedicente ”fronte di liberazione anticristiano Turkesh” che chiede la liberazione di Agca entro il 20 luglio. Agca prima dice che la ragazza e’ stata rapita da agenti bulgari e dai Lupi Grigi, poi di essere stato costretto a continue invenzioni sul caso, tornato in Turchia da’ la colpa ad agenti segreti vaticani.

LE SEGNALAZIONI – La presenza di Emanuela, negli anni, è segnalata in diverse località ma le rivelazioni non risultano mai attendibili. Alla vicenda si aggiungono tentate estorsione al Vaticano. Nel 1995 Agca cambia versione:”Emanuela Orlandi è libera in un convento di clausura”. Nel 2000 il giudice Ferdinando Imposimato dichiara che Emanuela vivrebbe in una comunità islamica, dopo essere stata a lungo a Parigi.

SABRINA MINARDI E LA BANDA DELLA MAGLIANA – La banda della Magliana, che spesso era stata tirata in ballo nella vicenda, rientra in primo piano a giugno 2008 con le dichiarazioni di Sabrina Minardi, ex moglie del calciatore Bruno Giordano e poi compagna di Enrico De Pedis, ritenuto uno dei capi della banda. Emanuela Orlandi sarebb stata uccisa dopo essere stata tenuta prigioniera nei sotterranei di un palazzo vicino all’Ospedale San Camillo.

RENATINO E DON VERGARI – Enrico De Pedis detto ”Renatino”, fu ucciso nel febbraio 1990, in un agguato in via del Pellegrino, vicino a Campo de’ Fiori, a Roma, e  fu sepolto inizialmente al cimitero del Verano in una tomba della famiglia della vedova Carla di Giovanni, questa poi riuscì a farne tumulare la salma a Sant’Apollinare grazie al via libera dell’allora arcivescovo vicario di Roma, Ugo Poletti, ottenuto anche in relazione ad una dichiarazione scritta propria di monsignor Pietro Vergari: “Si attesta che il signor Enrico De Pedis nato in Roma – Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la Basilica e ha aiutato concretamente tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione  cristiana e umana”.  E’ lo stesso Vergari a raccontare sul suo sito web che fu in occasione delle visite settimanali del sabato ai detenuti di Regina Coeli, condotte per quasi 25 anni, che venne in contatto con De Pedis: contatto, diventato poi amicizia vera e propria dopo l’uscita di ‘Renatino’ dal carcere. Si vedevano ”normalmente nella chiesa di cui ero rettore, sapendo i miei orari e altre volte fuori, per caso”. Nel 2005 una telefonata a ”Chi l’ha visto ?” suggerì che per trovare la soluzione del caso bisognava andare a vedere chi è sepolto nella cripta di Sant’Apollinare. Lo stesso anno il Vicariato di Roma negò il consenso per la riesumazione del cadavere. Piu’ recentemente e’ stato fatto sapere che nessun ostacolo veniva opposto all’ispezione, effettuata lo scorso 14 maggio. Nella bara, c’era il corpo di De Pedis. Nella cripta c’erano altri resti, ora all’esame, ma probabilmente antichi. La basilica infatti ospitava un cimitero pre-napoleonico. Per analizzarli ci vorrà circa un mese.