Emanuela Orlandi, la strana morte di Paola Diener. Fassoni Accetti: l’avevamo arruolata

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 settembre 2013 16:38 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2013 16:38
Emanuela Orlandi, la strana morte di Paola Diener. Fassoni Accetti: l'avevamo arruolata

Marco Fassoni Accetti: avevamo arruolato Paola Diener e le avevamo messo un microfono addosso (nella foto, Fassoni Accetti)

ROMA – Mirella Gregori, maggio 1983; Emanuela Orlandi, giugno 1983; Katy Skerl, gennaio 1984: una sequenza di morti di giovani ragazze che più di qualcuno vede come collegate, come catalogabili in un ipotetico fascicolo “Guerra fredda e Vaticano”, o “Guerra fredda in Vaticano”. Nel catalogo va aggiunto il nome di Paola Diener, 33 anni, morta fulminata nella vasca da bagno della sua casa in via Gregorio VII (alle spalle della basilica di San Pietro) il 5 ottobre 1983.

All’epoca i giornali titolarono su una “disgrazia impressionante” e come disgrazia la morte della Diener fu archiviata. Un dirigente di polizia che vide il cadavere riferì che “sul palmo della mano presentava una vistosa bruciatura”.

Oggi la morte di Paola Diener viene vista sotto un’altra luce nell’indagine riaperta sul caso Orlandi dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, dopo la testimonianza di Marco Fassoni Accetti, il fotografo che ha ammesso di aver partecipato al sequestro Orlandi. Riporta Fabrizio Peronaci sul Corriere della Sera:

“«Paola Diener fu da noi contattata perché aveva un parente in Vaticano: volevamo convincerla ad accusare di molestie sessuali qualche prelato della fazione a noi avversa, nell’ambito delle nostre attività di pressione». Il nucleo di «intelligence e controspionaggio» in cui Accetti racconta di essere stato arruolato («Grazie alla pregressa conoscenza di monsignor Pierluigi Celata, mio confessore al collegio San Giuseppe De Merode») avrebbe avuto un obiettivo primario: contrastare la linea anticomunista di papa Wojtyla, attuata tramite i finanziamenti dello Ior di Marcinkus al sindacato polacco Solidarnosc. «Fu questa – ha ripetuto nei 13 interrogatori il teste – la ragione principale che indusse alcuni ecclesiastici lituani e francesi a creare un gruppo occulto negli anni 1979-80». Poi, in seguito all’attentato al Papa del 1981, sempre al fine di tutelare il dialogo con il mondo dell’Est, il nucleo avrebbe organizzato il «finto sequestro, poi sfuggito di mano» delle due quindicenni, con l’intento di indurre Alì Agca a ritrattare le sue accuse contro la Bulgaria.

La novità, oggi, riguarda la sventurata Paola. A differenza di Emanuela e Mirella, la Diener non doveva essere sequestrata, ma usata a fini di ricatto. «Il mio gruppo – ha precisato Accetti – posizionò nella casa di via Gregorio VII delle microspie. Io ero fuori, in strada, per controllare che non arrivasse nessuno della famiglia. Volevamo essere certi che la donna non riferisse al padre il contatto avuto con noi, e per questo la microfonammo. L’appartamento era al piano terra, entrando sulla destra. C’era un cagnolino vivacissimo, tanto che dovemmo interrompere l’azione per dargli da mangiare».
E i riscontri? Ieri mattina, nel palazzo al civico 221, una vicina ha fornito dettagli forse utili all’indagine: «Il signor Diener, padre di Paola, è morto mesi fa, era molto anziano e malato. La moglie ancor prima. Lui, nato in Svizzera, aveva lavorato in Vaticano, da quel che ci diceva come responsabile dell’Archivio segreto della Santa Sede». L’appartamento, ora in vendita, si trova al pian terreno. Del cane, ovviamente, nessuna traccia: solo qualche vecchio inquilino potrebbe confermarne l’esistenza.Dagli atti del caso Orlandi, tuttavia, affiora un altro indizio che pare avvalorare la confessione. La data di morte della Diener apparve infatti, allora inspiegabilmente, in un comunicato inviato dai sequestratori alla fine del 1983: «Comunicheremo al cardinale Casaroli – diceva il testo – il nominativo della cittadina soppressa il 5-10-1983 a causa della reprensibile condotta vaticana». Precisa ancora Accetti: «Stavamo bluffando. Volevamo usare quella morte, a noi estranea, per creare scandalo ed esercitare pressioni sulla controparte. Ricordo che in quei giorni era in corso il Sinodo dei vescovi…».