Una mandibola di 30 anni fa nella chiesa di De Pedis: è di Emanuela Orlandi?

Pubblicato il 24 Maggio 2012 19:31 | Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2012 23:46

Emanuela Orlandi prima della scomparsa (Foto LaPresse)

ROMA – Ossa umane di 30 anni fa sono state trovate nella basilica di Sant’Apollinare dove era sepolto il corpo di Enrico De Pedis, detto ‘Renatino’.  Gli investigatori che indagano sul caso hanno rinvenuto una mandibola con un dente ancora attaccato. La datazione delle ossa coincide con la scomparsa di Emanuela Orlandi, la figlia di 15 anni di un dipendete del Vaticano, avvenuta il 22 giugno del 1983. L’esame del Dna permetterà di fare chiarezza sui resti rinvenuti nella tomba di De Pedis.

I frammenti di ossa risalenti agli anni ’80 nella cripta di De Pedis sarebbero una decina. De Pedis, asserito boss della banda della Magliana, fu ucciso a Roma nel 1990, vicino a Campo de’ Fiori. Noto ai fan di ‘Romanzo criminale’ come il Dandi, De Pedis fu seppellito nella basilica di Sant’Apollinare a Roma. La tomba è stata aperta il 14 maggio su disposizione della Procura di Roma, dopo una segnalazione al programma televisivo “Chi l’ha visto?” che sosteneva la tesi secondo cui nella tomba di De Pedis fossero custoditi i resti di Emanuela Orlandi.

Nelle indagini per la scomparsa di Emanuela Orlandi è incluso ora anche monsignor Pietro Vergari, rettore di Sant’Apollinare all’epoca de fatti e fino al 1991, quando fu rimosso dopo aver sostenuto la sepoltura di De Pedis nella cripta all’interno della basilica.

La vicenda della scomparsa della Orlandi è arrivata anche nell’aula di Montecitorio, con il ‘question time’ richiesto da Walter Veltroni due mesi fa. Nella giornata del 24 maggio Marco Beltrandi, deputato dei Radicali-Pd, ha sollevato la questione in aula dichiarando: “Sarebbe gravissimo se nell’ossario della basilica di Sant’Apollinare vi fossero ossa risalenti non a secoli fa, ma a 30-40 anni fa. Adesso sono in corso accertamenti per capire a chi appartengano. Se confermato, sarebbe di una gravità senza precedenti che in una basilica ci possano essere resti di persone, non si sa chi, morte da pochi anni”.

Intanto il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ha organizzato per domenica 27 maggio la “marcia per Emanuela”, che partirà alle 9,30 dal Campidoglio per arrivare a piazza San Pietro nel momento dell’Angelus. Beltrandi ha detto: “Questa marcia testimonia che su Emanuela Orlandi il silenzio non scenderà mai più, perché questa vicenda è emblematica dei rapporti assolutamente perversi e non trasparenti, ad essere buoni, tra Stato italiano e Vaticano. Infatti è chiaro che esistono persone dello Stato della Città del Vaticano che, ad essere buoni, sono a conoscenza di elementi fondamentali sui fatti avvenuti e non sono mai stati chiamati a rispondere di quel che sanno”.

Beltrandi ha poi concluso il suo intervento con un appello: “Chiedo anche ai colleghi la massima partecipazione, perché dobbiamo far capire a lor signori, che su questa vicenda il silenzio non scenderà”. Veltroni ha poi sottolineato: “C’è gente che a Roma sa. Qualcuno non vuole andare a raccontare tutto alla magistratura. Basterebbe inviare una lettera, anche in forma anonima, per aiutare dopo tanti anni la famiglia Orlandi ad uscire da questa tortura. Sarebbe bello se domenica Benedetto XVI al termine dell’Angelus, dicesse una parola sul dolore della famiglia Orlandi”.

Pietro Orlandi, che ha organizzato la marcia, ha raccontato la sua verità sul rapimento di Emanuela nel libro “Mia sorella Emanuela. Sequestro Orlandi: voglio tutta la verità”, dove scrive: “Ho sempre creduto che ci sia un filo conduttore tra l’attentato al Papa, la morte di Calvi e il rapimento di Emanuela Mia sorella è stata rapita perché era una cittadina vaticana… – e aggiunge – Non conosco il movente e i responsabili del sequestro di mia sorella Emanuela ma conosco il sistema che l’ha inghiottita e ha occultato la verità per tanti anni. L’intreccio omertoso tra Stato, Chiesa e criminalità. Dietro alle ragion di Stato e ai segreti pontifici si sono fatti scudo le mafie, pezzi deviati dello stato italiano e dello stato Vaticano”.