Emanuela Orlandi, Chi l’ha Visto?: “Le ossa nella Nunziatura non sono della moglie del custode”

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Novembre 2018 22:42 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2018 22:42
Emanuela Orlandi, Chi l'ha Visto?: "Le ossa nella Nunziatura non sono della moglie del custode"

Emanuela Orlandi, Chi l’ha Visto?: “Le ossa nella Nunziatura non sono della moglie del custode”

ROMA – Non possono essere della moglie del custode Pino, le ossa ritrovate in una dependance della Nunziatura Apostolica di via Po a Roma. A chiarirlo è la trasmissione Chi l’ha Visto? dopo le ipotesi circolate sulla presunta scomparsa della donna che ha alloggiato in quella casa negli anni Sessanta. 

La donna, precisa in una nota la redazione di Chi l’ha visto?, non è scomparsa e dunque i “resti non possono essere suoi”. A sostegno di tale ipotesi si era anche parlato di frequenti litigi fra il custode e sua moglie che avrebbero potuto sfociare in un ipotetico omicidio. 

Per avere qualche certezza sul caso bisognerà aspettare ancora, forse anche meno di una settimana. Intanto però dai primi esami della Polizia Scientifica, qualche elemento di novità è emerso: le ossa non sarebbero in pessime condizioni e, dunque, dovrebbe essere possibile estrarre la matrice del Dna e compararlo con quello dei familiari di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

La conferma arriva dal professor Giovanni Arcudi, direttore di Medicina Legale dell’Università di Roma Tor Vergata e perito nominato dal Vaticano, che assieme al dirigente medico della Polizia Enza Livieri ha cominciato ad esaminare i resti nei laboratori della Direzione anticrimine centrale a Roma.

“Ad un primo esame non sembrano troppo degradati, anche se sono stati interrati in un terreno umido. Ma lo sapremo con certezza solo dopo aver pulito le ossa”, ha spiegato, indicando poi i successivi passaggi: “Ora dobbiamo pulire, catalogare e ricomporre le ossa. A seconda dello stato di conservazione, potremo fare delle ipotesi su quando sono state interrate, età, sesso e altezza della vittima”.

Proprio dalla pulizia dei frammenti sono partiti i tecnici che per tutto il pomeriggio hanno lavorato per ricostruire lo scheletro. Un lavoro che non è ancora terminato e che, per quanto è stato possibile ricostruire fino ad ora, non consente di confermare che si tratti di una donna. Quello che invece sembrerebbe più chiaro, dopo un primo trattamento delle ossa, è che i frammenti trovati sotto il pavimento della Nunziatura apparterebbero ad almeno due distinte persone: il mucchietto di ossa recuperate in un altro punto rispetto a dove si trovava lo scheletro “quasi integro”, sembrerebbero più vecchie.

Solo gli esami per la datazione delle ossa potranno sciogliere i dubbi, ed anche indicare se appartengono ad una o più persone. Terminato l’esame medico legale, probabilmente già nella giornata di martedì, si passerà all’estrazione e alla comparazione del Dna, un esame che prevede diversi passaggi.

“Vedremo se è possibile estrarre il Dna – dice ancora Arcudi – In questo caso serviranno 7-10 giorni per un risultato”. Stessi tempi indicati dai magistrati della procura di Roma a Pietro Orlandi. “È presto per avere certezza sul Dna, occorrono almeno 8-10 giorni”, ha sottolineato il fratello di Emanuela tornando poi a riproporre la domanda che dal primo giorno di questa vicenda si pone. “Vogliamo capire chi per primo ha associato questa vicenda a quella di mia sorella. Anche su questo attendiamo risposte dagli inquirenti”.