Emanuela Orlandi, “tre sosia per ricattare monsignor Marcinkus”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Ottobre 2013 18:33 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2013 18:34
Emanuela Orlandi, "tre sosia per ricattare monsignor Marcinkus"

Emanuela Orlandi

ROMA – Tre ragazze usate come “sosia di Emanuela Orlandi per ricattare monsignor Marcinkus”: è l’ultima puntata della saga sulla sparizione della giovane figlia del messo pontificio. La ricostruisce Fabrizio Peronaci sul Corriere della Sera. Una di loro è una ex soubrette di “Non è la Rai“, oggi quarantenne. Un’altra era una ragazza di 18 anni, che poco dopo sarebbe rimasta incinta. La terza, all’epoca minorenne, è oggi una poetessa “di una certa notorietà”, scrive Peronaci.

La rivelazione delle tre ragazze usate come “sosia di Emanuela Orlandi” l’ha fatta nei recenti interrogatori in Procura Marco Fassoni Accetti, il fotografo che si è autoaccusato di aver telefonato alla famiglia Orlandi e al Vaticano. Secondo la sua versione, riportata da Peronaci, almeno tre ragazze sarebbero state “coinvolte” a partire dal 1987, quando sia Emanuela sia Mirella Gregori “le avevamo già trasferite all’estero, inizialmente in Francia, una in auto passando da Milano, l’altra con un volo decollato dall’Aeroporto dell’Urbe, sotto i falsi nomi di Fatima e Rosi”.

A contattare le ragazze sarebbe stato appunto Fassoni Accetti. Scrive Peronaci:

Tutte e tre le «controfigure» furono fotografate a loro insaputa, non in primo piano, di profilo, in modo che potessero essere facilmente scambiate con la quindicenne cittadina vaticana. In seguito tali immagini sarebbero state usate «a scopo di minaccia o ricatto, facendo credere alla nostra controparte che continuavamo a detenere la Orlandi».

«Le pressioni – ha messo a verbale Fassoni Accetti in Procura – erano su due livelli. Primo: contrastare la gestione dello Ior di monsignor Marcinkus e di Thomas Macioce, l’uomo d’affari americano che fin dal 1987-88 si diceva potesse sostituirlo. Secondo: evitare il rischio che Alì Agca tornasse ad accusare il mondo dell’Est, i bulgari, come mandanti dell’attentato a papa Wojtyla, considerato che in quel periodo ci sarebbe stato il processo d’appello».