Emanuele Degennaro, rettore Lum, accusato di affari con boss Savinuccio Parisi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Giugno 2015 12:51 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2015 12:52
Emanuele Degennaro, rettore Lum, accusato di affari con boss Savinuccio Parisi

Emanuele Degennaro, rettore Lum, accusato di affari con boss Savinuccio Parisi (foto Ansa)

BARI – Emanuele Degennaro, rettore dell’università privata Lum di Bari, rischia di finire a processo perché accusato di essere in affari con il boss Savinuccio Parisi dell’omonimo clan. La notizia, lanciata dall’Ansa e poi riportata da Repubblica Bari, parla della richiesta di rinvio a giudizio per i tre imputati accusati del presunto riciclaggio dei soldi del clan Parisi di Bari, “ripuliti” – ritengono gli inquirenti – tramite operazioni immobiliari eseguite da Emanuele Degennaro.

Scrive l’Ansa che rispondono di concorso in riciclaggio con l’aggravante di aver agevolato un associazione mafiosa il rettore Degennaro, il boss di Japigia Savinuccio Parisi e Vincenzo Lagioia, ritenuto prestanome del defunto Michele Labellarte (presunto cassiere del clan).

Continua l’Ansa che stando alle indagini della Guardia di Finanza coordinate dalla Procura Antimafia di Bari, nel 2002 l’acquisto di un appartamento al Baricentro avrebbe consentito di riciclare 6 miliardi di vecchie lire. Il denaro, 3,8 milioni di euro, sarebbe stato poi restituito da Degennaro a Labellarte nel 2005 su richiesta di Parisi attraverso un “fittizio contratto preliminare di compravendita di immobili” a Bari e Fasano tra la Sec srl, del gruppo Degennaro, e Vincenzo Lagioia, prestanome di Labellarte.

“Così Labellarte riusciva a schermare un’operazione di riciclaggio di 6 miliardi di lire in contanti, – si legge nelle imputazioni – che il boss Stramaglia (deceduto, ndr) nel 2003 aveva affidato a Labellarte al fine di cambiarla in euro”.

Scrive poi Gabriella De Matteis su Repubblica: “È lo stesso Parisi, quattro anni più tardi, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, a ricevere rassicurazioni sulla destinazione dei soldi da Labellarte, che spiega di averli investiti nell’acquisto dei terreni per la realizzazione del campus a Valenzano. Così conclude la guardia di finanza: «L’intervento diretto del boss Parisi su Labellarte e le garanzie da quest’ultimo fornito costituiscono elemento di riscontro alla circostanza che Labellarte avesse ripulito i soldi illeciti del clan attraverso il gruppo Degennaro». L’udienza dinanzi al gip Francesco Agnino è stata rinviata a 4 novembre prossimo. Lello Degennaro, fin dall’inizio di questa inchiesta, ha fatto sapere di essere estraneo alle contestazioni che gli vengono addebitate”.