Coronavirus, Emanuele Renzi, 35 anni, la vittima più giovane nel Lazio: “Non fumava e faceva sport”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Marzo 2020 9:34 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2020 9:49
Ospedale, Ansa

Emanuele Renzi, 35 anni, la vittima più giovane nel Lazio: “Non fumava e faceva sport” (foto Ansa)

Ospedale, Ansa

Emanuele Renzi, 35 anni, la vittima più giovane nel Lazio: “Non fumava e faceva sport” (foto Ansa)

ROMA – Emanuele Renzi, 35enne di Cave, è il primo morto nel Lazio sotto i quarant’anni per coronavirus.

E’ la vittima più giovane del Lazio.

“Era sano – le parole del padre riportate dal Corriere della Sera – praticava sport regolarmente e non fumava”.

Emanuele Renzi, 35 anni, lavorava alla Youtility service Srl ed era padre di un bimbo di 6 anni.

“Apprendiamo – è la nota del comune di Cave – con profondo dolore, della notizia della scomparsa del nostro giovane concittadino, colpito dal Covid 19. A nome di tutta la comunità, siamo vicini ai familiari a cui si esprime sentito cordoglio”.

Fonte: Il Corriere della Sera, comune di Cave.

Coronavirus, Rezza (ISS): “Seguire modello coreano. Privacy? Siamo in guerra. Sono c…”

“Va bene aver chiuso fabbriche e uffici ma bisogna adottare il metodo coreano per rintracciare e isolare i positivi. Anche mappando gli spostamenti con il Gps dei cellulari”.

Queste le parole del direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, Gianni Rezza, in una intervista a La Stampa. E la privacy?

 

“Lo scriva per favore, sono c…, siamo in guerra e bisogna rispondere con tutte le armi che abbiamo”.

Secondo Rezza, bisognerebbe seguire il modello coreano e fare più test per accertare la positività al coronavirus:

“Sì. Loro hanno effettuato test rapidi ed estesi ma mirati, utilizzando la mappa degli spostamenti di ciascun positivo accertato, ottenuta utilizzando il Gps dei cellulari. Così sono riusciti a individuare e a isolare i soggetti a rischio. Poi hanno utilizzato le informazioni per creare App che hanno consentito ai cittadini di individuare le aree di maggior transito di potenziali contagiati, così da evitarle o adottare il massimo delle precauzioni. Una strategia efficace che ha consentito di ridurre molto la crescita della curva epidemica. Anche se manca ancora un tassello”.

Quale?

“Quello della trasmissione intra-familiare. Abbiamo centinaia di migliaia di persone in quarantena perché positive – spiega Rezza – o a rischio di esserlo che in casa non riescono a garantire il distanziamento necessario. Se c’è un positivo, questo dovrebbe dormire in una stanza separata, non mangiare con gli altri, usare un suo bagno e i suoi asciugamani. Difficile per una larga parte degli italiani. Se non teniamo conto di questo il fermo delle attività produttive non basterà”.

Rezza pertanto si spinge ancora più in là e promuove il modello cinese. Sì: “Seguire l’esempio cinese e isolare le persone che non sono nelle condizioni di fare la quarantena in casa. Magari requisendo alberghi e caserme”.

Fonte: La Stampa.