Emilio Fede: “Non sono Nicole Minetti. Alle 2 leggevo a Berlusconi i giornali”

Pubblicato il 2 Giugno 2013 12:53 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2013 12:53
Emilio Fede: "Non sono la Minetti"

Emilio Fede: “Non sono la Minetti”

Emilio Fede continua a protestare, dopo la richiesta del pm del processo Ruby 2 a Milano Antonio Sangermano di condannare lui, Lele Mora e Nicole Minetti a 7 anni di carcere, e dice:

“Ma quale assaggiatore? Io seguivo il pianista e alle due andavo a dormire”.

Il pm Antonio Sangermano ha accusato Emilio Fede e Lele Mora di fare gli “assaggiatori” di ragazze per conto di Berlusconi, rispolverando una figura professionale dei tempi dei bordelli, quella del “collaudatore di prostitute”.

Dopo una autodifesa affidata a Repubblica sabato, Emilio Fede ha ribadito la sua innocenza con un altro giornalista di Repubblica, Andrea Montanari, dicendo minaccioso:

“Se mi condannano, i giudici tradirebbero la fiducia che ho sempre avuto nella magistratura. Non ho nulla a che fare con Lele Mora e Nicole Minetti. All’epoca di Mani Pulite ero uno dei pochi che Ilda Bocassini salutava quando andavo in Procura”.

Adesso, invece,

“è stato creato un nuovo reato. L’assaggio. Tanto per cominciare, Ruby non l’ho portata io ad Arcore. Ci è andata per i cavoli suoi. Anche le altre due ragazze di Torino erano state invitate da Lele Mora. Lui di mestiere fa l’agente. Il mio ruolo alle cene era semmai quello di fare un cenno al pianista quando era venuto il momento di andare a dormire”.

A quel punto Emilio Fede, si allontanava discreto. Si erano fatte le due del mattino e lui, dice,

“al massimo acquistavo i quotidiani appena stampati all’edicola di piazzale Loreto. Poi, qualche volta commentavo i titoli al telefono con Berlusconi. Siamo amici da venticinque anni. Avevo forse bisogno di cercare le donne per essere ricevuto dal Presidente ad Arcore? Oggi invece, devo sentire in una requisitoria che avrei partecipato addirittura a delle orge”.

Emilio Fede è fermo sul punto:

“Non ho mai visto Berlusconi fare l’amore con nessuna delle ragazze che partecipavano alle cene. Mica siamo scemi. Io non ho mai messo l’occhio nel buco della serratura”.

Invitato a descrivere cosa succedesse nelle notti di Arcore, Emilio Fede dice:

“Erano delle semplici cene. Subito dopo si scendeva al piano di sotto e chi voleva ballava. I magistrati hanno capito male. Berlusconi un sera mi ha detto di limitarmi a guardare nel mio piatto, ma lo diceva solo perché lui era a dieta. Ho una carriera alle spalle, le sembra che possa confondermi con certa gente? Lele Mora, la Minetti che fa il mestiere che fa. Se il presidente del Consiglio la invitasse a cena lei non accetterebbe?”.

Rivelando una pruderie più degna dei quaccheri del Massachusetts e della lettera scarlatta che di un giornalista giovane e di sinistra, Andrea Montanari sale sulla cattedra del moralismo e fa una piccola predica al vecchio impenitente peccatore Emilio Fede:

“Un conto è una cena, altro sono gli spettacoli di burlesque. Inoltre, visto che siete tanto amici lei avrebbe potuto avvisare Berlusconi che Ruby era minorenne?”.

Replica Emilio Fede, un po’ annaspando:

“Non mi ricordavo che era la stessa ragazza che avevo visto in Sicilia da giurato in un concorso di bellezza. Quando l’ho rivista ad Arcore non era niente di che. Non l’ho avvisato perché non c’era nulla di male in quelle cene. Pensi che una sera quando Nicole Minetti rimase a seno nudo Berlusconi le lanciò subito uno scialle per coprirla. Dopo è stata lei a cercarmi qualche volta al telefono, ma io non avevo tempo. Avevo da lavorare”.

E conclude:

“Qualche errore l’ho fatto in passato, giocavo al casinò, ma non fumo, non mi drogo e sono una persona per bene. Solo perché sono un uomo forte finora non mi è venuto un infarto”.