Enna, il ritrovamento di un cadavere inguaia due giornalisti

Pubblicato il 23 Novembre 2009 11:14 | Ultimo aggiornamento: 23 Novembre 2009 11:14

Due giornalisti ennesi, Giulia Martorana de La Sicilia e José Trovato del Giornale di Sicilia, sono indagati dalla Procura di Enna per favoreggiamento personale di ignoti per rivelazione di segreto d’ufficio. La vicenda giudiziaria è legata al ritrovamento di un cadavere carbonizzato nelle campagne di Piazza Armerina il 20 ottobre del 2007.

La notizia fu riportata dai due quotidiani, ma per diversi mesi il cadavere rimase senza nome in attesa delle risultanze dell’esame del Dna, anche se gli inquirenti sospettavano si trattasse di Carmelo Governale, di 38 anni. Il 2 settembre del 2008 il gip di Enna respinse la richiesta di arresto di tre persone presentata dal procuratore di Enna, Calogero Ferrotti.

I due giornalisti Martorana e Trovato, però, come scrive il pm Marcello Cozzolino, “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso e in qualità di giornalisti pubblicisti e pertanto non esonerati, ai sensi dell’art. 200, comma 3 del codice di procedura penale, dal rivelare le fonti delle notizie di carattere fiduciario ricevuto”, rivelarono attraverso i quotidiani del 9 settembre del 2008 che il cadavere carbonizzato, rinvenuto 11 mesi prima, era quello di Carmelo Governale ucciso con 4 colpi esplosi con una pistola.

Quella mattina la moglie di Governale apprese dai giornali che il corpo carbonizzato era quello del congiunto e così telefonò ai carabinieri lamentando di non essere stata informata per prima sull’identificazione. A quel punto il corpo di Governale fu riconsegnato ai familiari per i funerali.

“Per l’ennesima volta magistrati e investigatori hanno trovato subito i colpevoli: i giornalisti”. Lo affermano in una nota congiunta il sindacato siciliano dei giornalisti e la Fnsi, che annunciano di essersi “già mobilitati per difendere in ogni sede i colleghi Trovato e Martorana e con loro il diritto di scrivere e di informare correttamente i cittadini, così come in questo Paese prevede ancora la Costituzione”.

“Da qualche tempo a questa parte qualsiasi indagine sembra partire e concludersi allo stesso modo, indicando un solo colpevole – si legge nella nota di Assostampa Sicilia e Fnsi – il giornalista o i giornalisti che si occupano di cronaca e scrivono ciò che vengono a sapere e che hanno il dovere di scrivere sui loro giornali per informare i cittadini. Leggere che, come scrive il pm di Enna, gli articoli di due colleghi pubblicisti pubblicati sui giornali facciano parte ‘di uno stesso disegno criminoso’ preoccupa e indigna. I giornalisti hanno un solo credo: la notizia. Se è criminoso scrivere di un’indagine i tribunali in Italia sarebbero affollati solo di giornalisti”.

“Cosa dire allora – aggiungono Assostampa Sicilia e Fnsi – di un’indagine smarritasi nel nulla per oltre un anno, della identificazione di un cadavere non comunicata ai familiari per tutto questo tempo? I giornalisti sarebbero responsabili anche di questo? O sono responsabili di avere pubblicato una notizia vecchia già di parecchi mesi? Sorprende anche che in un contesto ad alto rischio come quello ennese, la magistratura non riesca o non voglia fare differenze tra chi viola la legge e chi, invece, lavora per la collettività rischiando anche in prima persona. E’ davvero singolare – concludono – che finisca sotto inchiesta chi per fare il proprio lavoro è già sotto minaccia della malavita: essere sotto schiaffo anche da parte della magistratura appare francamente troppo”.