Enrico-Giovanni Bellavista condannati: chiesero soldi a Lapo Elkann per video con coca

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Giugno 2015 15:50 | Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2015 16:09
Enrico-Giovanni Bellavista condannati: chiesero soldi a Lapo Elkann per video con coca

Enrico-Giovanni Bellavista condannati: chiesero soldi a Lapo Elkann per video con coca (foto Ansa)

MILANO – Enrico e Giovanni Bellavista sono stati condannati a 4 anni e 3 anni e 6 mesi per un’estorsione ai danni di Lapo Elkann. E’ stato condannato a 2 anni e 8 mesi di anche il padre, Renato. Disposta anche una provvisionale da 50 mila euro a Elkann, parte civile. Le condanne sono state decise dal gup di Milano, Giuseppe Vanore. Il ricatto avvenne per un video in cui Lapo sarebbe apparso con cocaina.

I tre imputati, accusati di estorsione e tentata estorsione, sono stati processati con rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Stamani il pm Giancarla Serafini aveva chiesto al gup una pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione per i fratelli Enrico e Giovanni Bellavista, entrambi ai domiciliari, e di 2 anni e 4 mesi di carcere per Renato Bellavista, che invece è in libertà. I due fratelli, inoltre, sono stati condannati al pagamento di sanzioni fino a 1.200 euro. I loro difensori avevano proposto l’assoluzione, mentre il legale di Elkann aveva chiesto un risarcimento da 100 mila euro.

Enrico Bellavista, cameriere di 31 anni, era stato arrestato dai carabinieri mentre nella stanza di un hotel a Milano intascava 90 mila euro da un collaboratore del rampollo della famiglia Agnelli. Si trattava, in realtà, di una trappola organizzata dagli investigatori dopo la denuncia di Elkann (che aveva già dato 30 mila euro al cameriere nei mesi precedenti), che ha raccontato di essere stato ricattato da Bellavista e da altre persone in possesso di un video compromettente. Filmato, realizzato nel giugno scorso, in cui l’imprenditore apparirebbe seminudo, vicino a delle ‘piste’ di cocaina stese su un tavolo. L’inchiesta in seguito ha portato anche all’arresto di Giovanni Bellavista e del fotografo Fabrizio ‘Bicio’ Pensa, che a differenza degli altri imputati non ha scelto il rito abbreviato. Nei confronti di Renato Bellavista il pm non aveva avanzato una richiesta di misura cautelare in quanto il suo ruolo risulterebbe marginale.

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Marinella Rossi sul Giorno del 6 dicembre 2014, aveva raccontato prima di tutti cosa era successo: “È un pomeriggio di aprile. I fratelli passano, vedono l’uomo che fa capolino seminudo. Così dicono. Lo riconoscono. Si fermano, gli chiedono se ha bisogno di aiuto. E inizia la storia. In auto fino al quartiere Niguarda, dove i due abitano con i genitori. L’appartamento è vuoto, si sale con l’ospite improvvisato che – dirà l’arrestato – «tira fuori un grosso sasso, cocaina». Il pomeriggio passerebbe così, in uno sballo in bilico fra «droga ed autoerotismo», ma con quel buon margine di lucidità che consente a uno dei fratelli, F., di filmare, non visto.

A interrompere il pomeriggio di Niguarda è la madre dei ragazzi che rientra in casa: così Lapo è rivestito con una tuta, un cappellaccio perché mamma non lo riconosca, e trasferito in un appartamento a Cinisello, sempre più hinterland. Poco prima di mezzanotte la festa finisce. Saluti, scambio di numeri di telefono, a Lapo vien pagato un taxi per il ritorno a casa, pieno centro, terrazzata piazzetta Borromeo”.