Entra il governo, esce la giustizia: la sfida-denuncia dei magistrati

Pubblicato il 27 Gennaio 2010 17:30 | Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2010 17:30

Entra il governo, esce la giustizia: è questo il messaggio di sfida che i magistrati hanno deciso di lanciare. Quando parlerà il ministro, parlerà a sedie vuote. E’ una decisione drastica, radicale, perfino disperata. Sedie vuote e Costituzione in mano: è questa la forma di protesta che i magistrati italiani hanno scelto di attuare il 30 gennaio durante la cerimonia d’inaugurazione dell’Anno Giudiziario. I giudici hanno deciso di inscenare questa protesta simbolica per difendere il proprio ruolo e la Costituzione e vogliono contestare la politica del governo in materia giudiziaria.

La scelta di tenere in mano una copia della Costituzione vuole «simboleggiare il forte attaccamento alla funzione giudiziaria e alla Carta costituzionale», come spiega l’Associazione Nazionale Magistrati. Inoltre i magistrati saranno tutti fuori dall’aula al momento dell’intervento del rappresentante del Ministero della Giustizia per «testimoniare il proprio disagio per le iniziative legislative in corso, che rischiano di distruggere la giustizia in Italia, e per la mancanza degli interventi necessari ad assicurare l’efficienza del sistema».

I magistrati – secondo quanto stabilito dall’Anm – rientreranno al termine del discorso del rappresentante del ministero della Giustizia. Quindi i presidenti delle sezioni locali della Anm leggeranno un documento predisposto dalla Giunta esecutiva centrale e alla fine del suo intervento mostreranno una copia del dossier “Le verità dell’Europa sui magistrati italiani”. Il documento sarà poi consegnato al presidente della Corte d’Appello.

Contemporaneamente i rappresentanti delle giunte locali distribuiranno ai presenti copie del dossier. Alla fine della cerimonia la giunta locale organizzerà una conferenza stampa nella quale, oltre a illustrare il documento della giunta e il dossier, parlerà delle particolari situazioni del distretto.