Terremoto L’Aquila, il sismologo Boschi: “Bertolaso non voleva creare allarme”

Pubblicato il 26 Ottobre 2012 13:17 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2012 13:22

Guido Bertolaso (Foto Lapresse)

ROMA –  ”Bertolaso era preoccupato, non voleva causare allarme“. Lo dice in un’intervista a Repubblica il sismologo Enzo Boschi, all’epoca del terremoto all’Aquila direttore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) che cita il rapporto redatto dall’Ingv due giorni dopo la scossa del 6 aprile 2009.

“Così -continua Boschi – la nostra relazione sui rischi di nuove forti scosse all’Aquila non fu discussa. La Commissione Grandi Rischi non si è mai riunita. Né è mai stato emanato il famoso comunicato stampa che Bertolaso aveva chiesto di visionare prima della pubblicazione”.

”L’8 aprile all’Ingv mettemmo insieme tutti i dati sismologici – racconta -. La situazione era preoccupante. Lo sciame minacciava di durare a lungo e di generare altre scosse forti come quella del 6 aprile. Scrivemmo un rapporto e lo inviammo a Franco Barberi alla Commissione Grandi Rischi. Anche lui si preoccupò e decise di convocare per il giorno successivo una riunione congiunta. Si scontrò però contro la decisione negativa di Bertolaso. Lui non voleva assolutamente che si creasse ulteriore allarmismo. La riunione fu cancellata e si decise di pubblicare solo un comunicato stampa, che Bertolaso chiese di controllare prima della pubblicazione. Intervenne a quel punto Mauro Dolce, sempre della Protezione Civile. Lui era dell’idea di non diffondere neanche quel comunicato. Cosi’ alla fine non se ne fece niente”.

”In quei giorni eravamo molto tesi e divisi – prosegue il sismologo -. Una parte di noi riteneva che fosse giusto diffondere ogni notizia. Altri si preoccupavano dell’allarme che ne sarebbe seguito. In fondo le persone erano già fuori dalle case, in sicurezza. Che senso aveva annunciare il rischio di nuove forti scosse? Bertolaso era dell’idea di calmare prima di tutto la gente”. In quel frangente, ricorda, Bertolaso ”era soprattutto preoccupato che io facessi comunicazioni allarmanti. Di quella telefonata in cui lui parla di ‘operazione mediatica’ poi non sapevo niente, come del resto tutti noi. Lo abbiamo saputo dalla stampa”.