Enzo Iacopino a Monti: "I giornalisti non sono una casta"

Pubblicato il 29 Dicembre 2011 19:33 | Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2011 19:42

ROMA – Altro che casta, ''In Italia ci sono giovani giornalisti costretti ad un caporalato indegno di un un Paese civile''. Presidenza del Consiglio, ore 12. Seduto al tavolo accanto a Monti, il presidente dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino introduce la tradizionale conferenza di fine anno del premier.

Ma niente parole di circostanza quest'anno. A sorpresa il discorso del presidente e' un lungo, accorato affondo a difesa della categoria, con tanto di coup de theatre finale, la tessera da giornalista offerta al presidente del Consiglio. Monti non si scompone. Accetta la cooptazione nella categoria, scherza, su un suo passato di pubblicista, rassicura subito il suo interlocutore (''non mi sfugge la fondamentalissima importanza di una stampa libera, indipendente e articolata per il futuro del Paese''), cerca risposte per il tema drammatico dei tagli ai contributi per l'editoria, tema che poi gli sara' riproposto anche nelle domande dei cronisti (''Per me potrebbe essere l'ultima conferenza stampa, dice al microfono il rappresentante de Il Manifesto'').

''La cosa molto difficile e' scegliere'', sottolinea Monti, ma il governo sta lavorando per criteri ''obiettivi ed il piu' possibile persuasivi, di tipo quantitativo e di effettiva diffusione''. Mentre ''non mi sfugge'', ha detto poi a margine della conferenza stampa Monti, il fatto che molti guardano al presidente del Consiglio per risolvere i problemi della Rai: "Abbiamo diverse cose interessanti…".

Iacopino era andato giu' diretto: ''Quanti sanno che nel nostro istituto di previdenza non c'e' neanche un centesimo di fondo dello Stato – aveva esordito il presidente dell'Ordine- quanti sanno che l'Inpgi affronta interventi di solidarieta' senza soldi dello Stato? Pochi lo sanno. Non chiediamo privilegi ne' per noi ne' per altri, chiediamo un confronto prima di ogni decisione''. E ancora: ''Chiediamo solo di essere ascoltati e di far comprendere che la crisi che attraversa il mondo dell'informazione rischia di spegnere molte voci che garantiscono il pluralismo''. Ricorda le difficolta' del mestiere, cita i dati del Rapporto Ossigeno e di Freedom House su intimidazioni e minacce della criminalita': ''Possiamo sperare che si affrontino i problemi senza pregiudizi? Vogliamo continuare a servire i cittadini, ma questo dipende anche da lei e dalle scelte che il suo governo fara'''.

Poi la questione dei compensi, il tema del futuro dei giovani: ''Nel 2010 il 62 per cento dei colleghi che svolgono lavoro autonomo ha dichiarato un reddito inferiore a cinquemila euro -dice – e ci sono aziende editoriali che prendono contributi dallo Stato ma compensano il lavoro giornalistico con due euro lordi ad articolo: e' questa la nostra casta?''. Un elenco che e' una denuncia: ''Sono i nostri figli, costretti ad un capolarato non degno di un Paese civile. Qual e' il futuro che un giovane puo' sognare?''.

I giornalisti, assicura Iacopino, faranno la loro parte: ''Spezzeremo la catena delle complicita' anche con la carta deontologica approvata a Firenze'', in nome di un impegno ''che solo l'Ordine dei giornalisti puo' garantire''. Alla fine non mancheranno le polemiche, con il presidente vicario del gruppo Idv alla Camera Antonio Borghesi che accusa Iacopino di aver approfittato ''in pieno conflitto di interessi'' della conferenza stampa di fine anno del governo ''per difendere la sua corporazione''. Monti pero' mostra di aver raccolto l'allarme: ''Ho preso nota delle segnalazioni di Iacopino'', torna a dire al momento del botta e risposta con i giornalisti. E rassicura ancora: ''Nessuna persecuzione contro l'informazione''.