Inchiesta eolico: indagini su una rete per ‘aggiustare’ i processi

Pubblicato il 21 maggio 2010 13:36 | Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2010 13:36
Denis Verdini

Denis Verdini

Un ex magistrato e ora ‘geometra’, Pasquale Lombardi, sarebbe al centro di un’indagine dei carabinieri che ha portato alla luce un sistema originale per “aggiustare” i processi.  Secondo quanto riferisce Francesco Viviano sul quotidiano La Repubblica, Lombardi, che “vantava amicizie di alto livello con magistrati di tutta Italia”, era al centro di una ragnatela di rapporti con imprenditori, faccendieri e magistrati.

I magistrati vicini a Lombardi venivano invitati in vari convegni e lì, secondo gli inquirenti, si incontravano con le persone “sponsorizzate” da Lombardi che avevano qualche interesse a modificare il corso di un processo.

L’aggiustamento dei processi, secondo Viviano, è uno dei filoni di inchiesta che sta seguendo la Procura della Repubblica di Roma che ha avuto come punto di partenza l’infiltrazione mafiosa nel business dell’eolico in Sardegna.

In questa parte di inchiesta, grazie  ad una serie di intercettazioni i carabinieri hanno ricostruito una serie di collegamenti che da  Lombardi porterebbero al costruttore Arcangelo Martino,a  Denis Verdini, e al  neo presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, i quali risultano già formalmente indagati per una serie di reati collegati vicenda dell’eolico.

L’articolo di Viviano contiene un’altra rivelazione:  sulla banca Credito cooperativo di Verdini sarebbero arrivati ottocentomila euro inviati da imprenditori campani, siciliani, calabresi e laziali. Il denaro sarebbe stato dirottato, scrive Viviano,  “su ‘consiglio’ di Flavio Carboni e Marcello Dell’Utri sulla banca Credito cooperativo del coordinatore del Pdl Denis Verdini” e avrebbe costituito “il ‘fondo nero’ al quale avrebbero dovuto attingere esponenti politici come “ricompensa” per aver “oliato”, in Sardegna o a Roma, le autorità o i funzionari dai quali dipendeva la concessione dei permessi per realizzare impianti eolici”.

Verdini, però, della provenienza di quegli 800.000 euro dà una versione completamente diversa: nessun fondo nero, “erano l’aumento di capitale per introdurre altri soci nella società editrice del Giornale di Toscana”. I magistrati, invece, sono scettici sulla versione del coordinatore del Pdl  perchè i nuovi soci di cui parla Verdini non si vedono. Per la precisione se ne vede uno solo ed è l’autista di Flavio Carboni, a sua volta indagato nella stessa inchiesta. Secondo i magistrati non è possibile che un autista avesse  la disponibilità economica per entrare nell’affare mentre ritengono che si tratti di un prestanome  che si sarebbe occupato di far arrivare i soldi alla banca di Verdini.