Ercole Incalza: da Coop, Benetton, partecipate e colossi degli appalti 3,5 milioni di consulenze

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Marzo 2015 16:13 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2015 16:13
Ercole Incanza

Ercole Incanza

ROMA – Ercole Incalza ha preso oltre 3 milioni e mezzo di euro di incarichi per consulenze dal 1999 al 2012. Lavori che Incalza ha preso come privato e non come dirigente del Ministero dei trasporti. Ma fra i committenti ci sono colossi degli appalti pubblici (Tav, Metro C di Roma, Metro Milano, Anas) come le coop rosse Cmc (Cooperativa Muratori e Cementisti) e Ccc (Consorzio cooperative costruzioni), lo stesso Ministero dei trasporti (675 mila euro extra di incarichi in 13 anni),  la Green Field Systems del quale era socio Incalza insieme con Stefano Perotti.

E poi: Aeroporti di Roma società del gruppo Atlantia dei Benetton, proprietari di Autostrade per l’Italia; la Motorizzazione Civile; Brescia Mobilità; Metro Parma; Italia Navigando spa (Invitalia, già Sviluppo Italia); Sviluppo Lazio; Arcus (partecipata del ministero dei Beni culturali); Ibm; PriceWaterhouse-Coopers.

È un lungo elenco di consulenze, compilato dall’ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Entrate. Fra queste ci sono alcune che hanno attirato l’attenzione dei pm. Per gli inquirenti, scrive Marco Palombi sul Fatto Quotidiano, “i compensi che Green Field ha versato a Incalza non sono il corrispettivo di un lavoro, ma in buona sostanza tangenti per l’assegnazione dei lavori alla aziende di Perotti“:

Era il 2014 e sui giornali infuriava lo scandalo Mose, ma Ercole Incalza gongolava al telefono con la figlia: “Mazzacurati ha detto che io non prendo soldi”. Il riconoscimento del presidente del Consorzio Venezia Nuova avrà certo fatto piacere al ras delle grandi opere, anche perché proprio con lui Incalza ha gestito per anni nomine e lavori in Laguna.

Va detto, però, che “il capo” – così lo chiamano i suoi sodali nelle intercettazioni – non ha problemi a mettere insieme pranzo e cena. Mica per lo stipendio o la pensione, ma grazie alle preziose fatture che emetteva come consulente: Incalza contribuiva infatti a decidere quali opere si faranno e chi le realizzerà, poi si toglieva la casacca del ministero e lavorava da libero professionista per pubblico e privati.

L’ELENCO dei “compensi derivanti dall’attività professionale” dell’ex dirigente del Mit, ora agli arresti, lo ha stilato per gli inquirenti fiorentini l’ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Entrate. Tra il 1999 e il 2012 si parla di oltre tre milioni e mezzo di euro. Il principale committente è ovviamente il ministero delle Infrastrutture con 675 mila euro: una fattura da 65 mila euro del 2011, ad esempio, riguarda la partecipazione di Incalza alla commissione mista prevista dal Trattato di amicizia italo-libico.

Soldi ben guadagnati visto che pure per l’autostrada nel deserto riuscì ad assegnare la direzione dei lavori (mai partiti per sopraggiunta guerra civile) a Stefano Perotti, suo ingegnere di fiducia (“gli ha prenotato pure il prossimo allunaggio”, scherza Giulio Burchi, un indagato). Segue con 670 mila euro (fino al 2008) la Green Field Systems, la società di cui negli anni Novanta furono soci lo stesso Incalza e Perotti, mentre Sandro Pacella (autista del primo) fu membro del cda fino al 2004: secondo gli inquirenti, i compensi che Green Field ha versato a Incalza non sono il corrispettivo di un lavoro, ma in buona sostanza tangenti per l’assegnazione dei lavori alla aziende di Perotti. La cosa curiosa, però, accade quando si scorre alla terza posizione nell’elenco dei “clienti” di Ercole Incalza, tra le molte cose padre dell’Alta velocità ferroviaria ai tempi di Lorenzo Necci: 501. 962 euro tra il 2006 e il 2012 dalla Cmc di Ravenna, una coop rossa, precisamente quella Muratori e Cementisti, un colosso da 900 milioni di fatturato.

ANNOTANO gli inquirenti: la Cmc – oltre a essere stata coinvolta nelle inchieste sul porto di Molfetta e su Expo 2015 – “è una delle principali aziende costruttrici della Tav in Val di Susa, oltra a partecipare al Consorzio Cavet”, che poi sarebbe quello che ha costruito l’alta velocità tra Bologna e Firenze. Non solo: dalla lista degli appalti in corso nel 2012 risulta che i committenti italiani di Cmc sono il ministero per Metrovia di Milano e Anas (che è vigilata sempre dal ministero) per alcune strade in Sicilia.

Le coop rosse amano “il capo”: anche Ccc – il Consorzio Cooperative Costruzioni, che ha lavorato tra l’altro all’alta velocità Bologna-Milano e al Passante di Mestre – ha avuto il piacere di averlo tra i suoi professionisti (65 mila euro). Non solo: anche la Motorizzazione, che è un pezzo del ministero dei Trasporti, si è avvalsa di collaborazioni di Incalza per 304 mila euro, mentre 250 mila gli arrivano da Brescia Mobilità, il cui presidente Ettore Fermi – indagato pure lui – il 9 giugno scorso annunciava al telefono al solito Perotti che “io vado stasera (da Incalza, ndr) a fare un po’ di coccole”. I soldi non sono tutto, evidentemente.

Si sono avvalsi delle competenze del “capo”, poi, PriceWaterhouse-Coopers, gigante della consulenza, Ibm, Metro Parma, Italia Navigando spa (che poi è Invitalia, già Sviluppo Italia), Sviluppo Lazio, Arcus (una spa del ministero dei Beni culturali), la Federazione nazionale spedizionieri eccetera. Notevoli anche i 100 mila euro arrivati da Aeroporti di Roma, società che fa capo alla Atlantia dei Benetton, che poi sono pure proprietari di Autostrade per l’Italia, società che ha qualche interesse ad avere buoni rapporti col ministero delle Infrastrutture. ANCHE STARE vicino al “capo”, comunque, fa bene al reddito: il suo autista Sandro Pacella, per dire, risulta aver avuto compensi per 450 mila euro da Green Field Systems.

Pure il genero di Incalza, Alberto Donati, ha avuto fortuna: oltre ad aver avuto una casa pagata in parte da Diego Anemone come Scajola, in mezzo a una carriera decisamente non memorabile si stagliano i contratti con una delle molte forme di Sviluppo Italia spa (476 mila euro) e quello con Argo finanziaria (691 mila), società dei Gavio, concessionari autostradali pure loro. Stipendio compatibile solo con un ruolo da dirigente e “non si può non rilevare una certa incongruenza rispetto alla figura professionale di Donati”, annotano malignamente quelli del Fisco.