Ercole Incalza, Gip: “Tangenti per lui nascosti dietro ai libri”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Marzo 2015 23:16 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2015 23:16
Ercole Incalza, Gip: "Soldi per lui nascosti dietro ai libri"

Ercole Incalza, Gip: “Soldi per lui nascosti dietro ai libri”

FIRENZE – I soldi per Ercole Incalza, il super dirigente delle grandi opere arrestato con l’accusa di corruzione, erano nascosti dietro i libri. Durante la perquisizione alla società Green Field che, secondo gli inquirenti, veniva usata da Stefano Perotti per far arrivare soldi a Ercole Incalza, nascoste dietro dei libri i carabinieri del Ros hanno trovato due buste con 2.110 euro e un foglio.

Scorrendo quell’appunto, scrive il gip, si capisce come all’inizio la somma fosse di 53 mila euro e come poi siano stati fatti dei ‘prelievi’ da 13 mila e da 9 mila euro, che “sembrano corrispondere ai duplici versamenti reiteratamente fatti in favore di Ercole Incalza (quelli di maggiore entità)” e del suo collaboratore “Sandro Pacella (quelli di minore entità)”.

Questo elemento, secondo il gip di Firenze Angelo Pezzuti, ha “ulteriormente aggravato” il quadro indiziario a carico di Incalza. Anche per questo, scrive il giudice, deve restare in carcere. Secondo i pm, l’ex capo della struttura di missione del ministero delle infrastrutture, Incalza, per anni ha fatto in modo di far affidare a Perotti la direzione dei lavori delle grandi opere, ottenendo in cambio consulenze da centinaia di migliaia di euro.

Perotti avrebbe avuto un canale privilegiato al ministero delle infrastrutture anche grazie a Franco Cavallo, un imprenditore amico dell’ex ministro Maurizio Lupi. Citando una riunione per l’alta velocità Milano-Verona, Incalza, Perotti, Cavallo e un altro indagato brigavano “occultamente e riservatamente”, scrivono i pm a mo’ di esempio.

Oltre alle buste “occultate dietro ad alcuni libri”, dalle perquisizioni è emerso anche un altro dato che, ritengono gli investigatori, avvalora il quadro delle accuse. A Perotti è stata trovata “una lettera, priva di data, scritta su carta intestata ‘Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti‘, indirizzata ‘all’on. Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del consiglio Palazzo Chigi’, con la dicitura ‘firma Maurizio Lupi’, ma non sottoscritta”. La lettera, ha “come oggetto la sollecitazione a fissare il calendario delle prossime riunioni del Cipe in relazione ad alcuni interventi”. Secondo il gip, ciò “lascia ritenere che il canale di relazioni tra Perotti e i soggetti istituzionali sia ancora aperto, sebbene Incalza abbia cessato l’incarico di capo della struttura tecnica di missione”.

Quanto scoperto nelle ultime fasi dell’indagine, ritiene il gip, smentisce le affermazioni fatte da Incalza durante l’interrogatorio di garanzia: “Non ho mai favorito Stefano Perotti nell’assunzione o nello svolgimento dei vari incarichi e non ho mai percepito soldi da lui o da società a lui legate”. Le frasi intercettate contro di lui? Sono “dettate da acrimonia e invidia”, ha risposto. Per il gip, dall’interrogatorio è emerso un quadro “del tutto non coerente” e “poco credibile dal punto di vista logico”, con spiegazioni di Incalza “del tutto evasive e incongrue”. Un esempio? Il gip cita la vicenda del lavoro trovato al nipote di monsignor Francesco Gioia. Durante l’interrogatorio, a Incalza è stata citata una telefonata del 15 aprile 2014, nel corso della quale il monsignor Gioia gli ha detto: “Ercole oggi mio nipote ha firmato il contratto…io ti ringrazio”. “Ebbene – scrive il gip – richiesti dei chiarimenti su tale questione”, Incalza “ha risposto che monsignor Gioia lo ringraziava per aver agevolato la ristrutturazione di un edificio religioso”..