Eredità Agnelli: il Tribunale di Torino respinge l’azione legale di Margherita

Pubblicato il 17 Marzo 2010 13:35 | Ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2010 13:56

Margherita Agnelli

L’azione legale intentata da Margherita Agnelli contro la mamma Marella, il presidente dell’Ifil Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron per l’eredità dell’Avvocato, è stata respinta.

Il giudice Brunella Rosso del Tribunale di Torino l’ha rigettata e ha condannato Margherita Agnelli a pagare in toto le spese legali pari a 32.000 euro.

Margherita Agnelli si era rivolta, tramite il suo legale di fiducia Gerolamo Abbatescianni, al Tribunale per conoscere l’effettivo patrimonio di Gianni Agnelli, cifra che si aggirerebbe sui due miliardi di euro e costituita da beni immobili  (posti barca e principesche dimore a New York e Parigi) e liquidità per un miliardo e 700 milioni di euro.

La richiesta di una precisa rendicontazione dell’asse ereditario ha creato tensioni e polemiche con gli amministratori dell’Avvocato e provocato l’intervento degli uffici delle imposte interessati al “mistero” dell’eredità.

La causa è durata quasi tre anni e ha avuto grande rilevanza mediatica. Il primo a parlarne è stato il Wall Street Journal, ma successivamente sono state pubblicate numerose interviste su quotidiani e settimanali italiani e stranieri. Con l’azione legale Margherita Agnelli de Palhen aveva chiesto l’annullamento dell’accordo sull’eredità del padre, da lei stessa firmato nel 2004 e aveva chiesto ai tre amministratori del patrimonio dell’Avvocato un rendiconto dei beni, sostenendo che questo avrebbe portato alla luce conti di altre società italiane e all’estero.

La sentenza segna la vittoria del collegio di avvocati che hanno assistito sin dal primo giorno le controparti di Margherita: Paolo Montalenti e Marco Weigmann (Marella Agnelli), Berardino Libonati e Carlo Pavesio (Gabetti), Michele Briamonte e Andrea Gandini (Grande Stevens) e Sergio Carbone (Maron). Molto tormentata la strategia legale di Margherita, difesa inizialmente dallo studio Abbatescianni e dal legale svizzero Charles Poncet, ai quali si è poi aggiunto l’avvocato Vaccarella.

A luglio del 2009 l’improvvisa decisione di cambiare gli avvocati, sostituiti dai fratelli Michele e Andrea Galasso e da Paolo Carbone. Proprio il padre di quest’ultimo, Vincenzo Carbone (primo presidente della Corte di Cassazione) aveva stabilito con una sentenza che la causa dovesse essere discussa in Italia, e non in Svizzera.