Ergastolo della patente a carabiniere accusato di omicidio stradale. Primo caso in Italia

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Ottobre 2019 13:59 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2019 21:49
Ergastolo della patente a un carabiniere accusato di omicidio stradale. E' il primo caso in Italia

Auto di servizio dei carabinieri (Foto archivio Ansa)

MILANO – Ergastolo della patente, cioè revoca a vita della licenza di guida, a un maresciallo dei carabinieri. E’ la pena accessoria applicata per la prima volta in Italia dal gup di Milano Livio Cristofano, nel procedimento che vedeva accusato di omicidio stradale un carabiniere. Alla guida dell’auto di servizio, il militare causò il 18 dicembre del 2017, un incidente nel quale morì Nicolò Luckenbach, videomaker e fotografo milanese di 32 anni che era in sella alla sua moto. Ricoverato in ospedale, il giovane morì per le gravi lesioni riportate.

Il procedimento si è chiuso con un patteggiamento a un anno e 6 mesi per il maresciallo, oltre all’ergastolo della patente. E’ il primo caso in Italia. “E’ sentenza storica”, ha commentato Domenico Musicco, presidente dell’Avisl (Associazione vittime incidenti stradali), avvocato dei familiari del giovane, che era con il padre “commosso” alla lettura del dispositivo.

Stando alle indagini del pm Mauro Clerici, l’indagato, 55 anni, alla guida di una “autovettura di servizio” di proprietà del Ministero dell’Interno, percorrendo viale Tibaldi, a Milano, effettuò una “svolta a sinistra”, quando in quel tratto c’era l’obbligo di proseguire diritto. Una manovra che obbligò il giovane, che in moto viaggiava in senso opposto, a frenare bruscamente, tanto che perse il controllo della moto e cadde a terra. Venne ricoverato in ospedale, ma morì per le lesioni riportate.

Inizialmente era stato contestato all’indagato l’omicidio colposo ma poi, nei mesi scorsi, nell’udienza davanti al gup il pm aveva riformulato l’imputazione in omicidio stradale e oggi il procedimento si è chiuso col patteggiamento e la sanzione accessoria. Per l’avvocato Musicco, il procedimento che si è concluso oggi “è un caso che fa scuola e che se non altro fa giustizia, anche se i suoi cari non potranno mai più riabbracciare Nicolò”. 

Fonte: Ansa