Erich Priebke: la tomba è su un’isola, nel cimitero di un carcere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 luglio 2015 11:12 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2015 11:15
Erich Priebke: la tomba è su un'isola, nel cimitero di un carcere. In Toscana?

Erich Priebke: la tomba è su un’isola, nel cimitero di un car

ROMA – Erich Priebke riposa in una tomba anonima, nel cimitero in disuso di un carcere situato su un’isola. L’Espresso, in un articolo di Lirio Abbate, ha trovato il luogo dove nel 2013 è stato sepolto l’ex boia delle Fosse Ardeatine. Morto da condannato, era ai domiciliari, un morto scomodo perché la sua sepoltura rischiava di attirare alternativamente pellegrinaggi di neofascisti e atti vandalici di chi non ha dimenticato i giorni cupi dell’occupazione.

L’Italia decise così di seppellire quella salma scomoda in un luogo segreto, in un cimitero pressochè inaccessibile, ed ecco la scelta: un’isola, un carcere. Non sono molte le carceri in funzione su un’isola, se escludiamo quelle troppo lontane da Roma: nel 2013 Repubblica raccontò il viaggio fatto per portare la salma dell’ex ufficiale nazista dall’aeroporto di Pratica di mare, Roma, fino al luogo finale della sepoltura.

Un viaggio di 2 o 3 ore dalla capitale. Tirando a indovinare, in mancanza di altri indizi, si potrebbe quindi pensare al carcere di Gorgona, davanti a Livorno, struttura ancora in funzione. O il carcere di Pianosa, sempre in Toscana, rimasto pienamente attivo fino agli anni ’70 (qui venne rinchiuso Renato Curcio ad esempio) ed entrato in disuso solo nel 2011. Sono supposizioni, ovviamente, e dalla descrizione dell’Espresso viene da pensare a un luogo piccolo e dimenticato:

L’Espresso pubblica la foto del cimitero “segreto” e racconta che Priebke è sepolto vicino ad un medico, morto nel 1942 e ad una neonata deceduta durante il parto alla vigilia di Natale di 53 anni fa. E poi alcuni pregiudicati morti in carcere e lasciati lì dai familiari. Il camposanto è situato su una collinetta, dove quasi un secolo fa è stata costruita una piccola cappella, ormai diroccata, attorno alla quale è poi sorto il cimitero.

Il lembo di terra è protetto da un muro alto poco più di due metri, e vi si accede da un cancello. Si contano circa cento croci di ferro arrugginite, più altre in legno ormai fradice, piantate nel terreno, allineate in file da otto, sulle quali però non è scritto alcun nome. L’erbaccia copre tutto. Non c’è alcuna manutenzione. E non c’è alcun segno di affetto sulle tombe: né un fiore reciso, né una lapide sistemata. Neppure un nome o una foto. Dimenticate da decenni, queste salme riposano anonime. Il paradosso: in vita il boia evitò la galera, ma le sue spoglie adesso ci rimarranno per sempre.