Erri De Luca. “Pericolose quelle parole”, dice C. F. Grosso

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Settembre 2015 14:06 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2015 14:06
Erri De Luca. "Pericolose quelle parole", parla C. F. Grosso

Erri De Luca. “Pericolose quelle parole”, parla C. F. Grosso

ROMA – La richiesta di condanna a 8 mesi da parte del pm di Torino contro Erri De Luca è il giusto provvedimento per chi ha istigato le violenze no-Tav in Val Susa o una pericolosa deriva da paese totalitario che mette alla sbarra il libero pensiero? Il giurista Carlo Federico Grosso, sollecitato da Valeria Pacelli per il Fatto Quotidiano, invita a considerare la circostanza in cui lo scrittore ha pronunciato le sue parole: ciascuno ha il diritto di manifestare il suo pensiero, dice il giurista, a patto che non arrechi danni a beni e persone.

Ci può spiegare bene come si arriva a questa conclusione? Per cominciare bisogna dire che il reato di istigazione a delinquere è effettivamente definito come reato di opinione. Il base all’articolo 21 della Costituzione ciascuno ha il diritto di manifestare il proprio pensiero. Ma questo principio trova un limite: ossia che attraverso la manifestazione del pensiero non si possono arrecare danni o creare situazioni di pericolo a beni o persone.

Quindi la libera manifestazione del pensiero è ritenuta legittima ma a precise condizioni interpretative: manifestare un’opinione anche favorevole alla commissione di reati può essere lecito, come espressione di una propria valutazione. Quando si può incriminare la manifestazione di pensiero? Quando questa manifestazione per le modalità o per il contesto specifico nel quale viene espressa, crea una situazione di pericolo.

Facciamo un esempio concreto? Parlando per assurdo, se si istiga a delinquere in una piazza deserta non vi è reato: nessuno percepirà quelle parole. Se invece l’istigazione avviene in un contesto di tensione sociale, sì. (Carlo Federico Grosso, intervistato da Valeria Pacelli per il Fatto Quotidiano).