“Esaltatore di aromi” sul Sauvignon. Procura manda i Nas

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Settembre 2015 11:16 | Ultimo aggiornamento: 15 Settembre 2015 11:16
L'articolo del Gazzettino

L’articolo del Gazzettino

ROMA – Dopo le perquisizioni che hanno fatto deflagrare il caso Sauvignon, abbattutosi sull’intero comparto vitivinicolo friulano, l’inchiesta della Procura di Udine prosegue senza sosta. E ora, come racconta il Gazzettino, “l’attesa è ora tutta concentrata all’esito delle analisi di laboratorio che dovranno essere condotte sui campioni di mosto prelevati dai Carabinieri del Nas di Udine”. L’articolo del Gazzettino.

Ai campioni da analizzare si è aggiunto anche uno dell’ingente quantitativo di mosto sequestrato sabato dai Carabinieri del Nas nel capannone di un’azienda di Orsaria. Mosto che sarebbe stato lasciato lì a fermentare in una grande cisterna da una delle aziende già coinvolte nelle indagini. Le analisi, che richiederanno alcuni giorni, dovranno chiarire se durante la fase di vinificazione sia stato utilizzato un lievito naturale, non dannoso per la salute ma non previsto dal disciplinare di produzione, per esaltare gli aromi naturali del pregiato bianco.
È questa, infatti, l’ipotesi intorno a cui ruota l’inchiesta condotta dal pm Marco Panzeri che ipotizza la frode in commercio. Partita dalla segnalazione di produttori che seguivano fedelmente il disciplinare ma si erano accorti che alcuni competitors esaltavano gli aromi in maniera «irregolare», l’inchiesta aveva puntato sull’enologo friulano, consulente bioclimatico, considerato l’astro nascente del settore. Era stato lui, non più tardi di una settimana fa, a finire per primo nel mirino degli investigatori che avevano bussato alla porta della sua abitazione per eseguire una perquisizione. Alla ricerca del «lievito» che pare stesse sperimentando per ottenere un esaltatore degli aromi tipici del Sauvignon attraverso la combinazione di componenti già presenti naturalmente nel vino. Nulla di dannoso per la salute dunque, come è bene ribadire ancora una volta. Ma che, in tesi accusatoria, contrasterebbe con il disciplinare di produzione che non prevede l’aggiunta di sostanze aromatiche nel vino.
Il rischio contraccolpo dell’inchiesta, abbattutasi su uno dei vini in maggiore ascesa tra i clienti proprio per la riconoscibilità dei suoi aromi anche ai palati meno esperti, il quinto più prodotto in Regione, ha indotto da più parti a chiedere alla Procura di fare presto chiarezza (…).