Cronaca Italia

Escort, Laudati “aiutò Berlusconi e Tarantini”: chiesto il rinvio a giudizio

Escort, Laudati "aiutò Berlusconi e Tarantini": chiesto il rinvio a giudizio

Antonio Laudati (Foto Lapresse)

BARI – Per Antonio Laudati, il procuratore di Bari che seguì l’inchiesta su Gianpaolo Tarantini e le “cene eleganti” da Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, è stato chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di favoreggiamento e abuso d’ufficio. La seconda accusa è contestata anche a Giuseppe Sclesi, sostituto procuratore generale di Bari.

Per quanto riguarda l’accusa di favoreggiamento, scrive Repubblica, il pm Cataldo Motta sostiene che Laudati

“avrebbe di fatto aiutato sia Gianpaolo Tarantini che Silvio Berlusconi ad eludere le indagini sul presunto giro di escort. In particolar modo avrebbe fatto in modo che si bloccassero le indagini sul filone escort due mesi e mezzo prima dell’assunzione dell’incarico come procuratore di Bari, non permettendo “l’assunzione di sommarie informazioni dalle altre escort non ancora ascoltate” e causando, quindi, “ritardo ed intralcio nello svolgimento delle investigazioni per la maggiore difficoltà di accertamento di fatti e circostanze conseguente alla maggiore distanza temporale del momento investigativo dal loro verificarsi”. Laudati si era difeso facendo notare però che in quel momento non aveva alcuna capacità di influenza. E che né la polizia giudiziaria né i pm avevano chiesto l’interrogatorio delle ragazze all’allora procuratore, Emilio Marzano”.

L’accusa di abuso d’ufficio si riferisce ad un altro episodio:

 “Nello svolgimento delle funzioni di procuratore avrebbe intenzionalmente arrecato ingiusto danno ai magistrati Giuseppe Scelsi e Desirèe Digeronimo, consistito nella indebita aggressione alla sfera della personalità per essere stati i due magistrati illecitamente sottoposti da parte della guardia di finanza ad investigazioni e ad abusivo controllo della loro attività professionale e della loro immagine”.

Sclesi, invece,

avrebbe “intenzionalmente arrecato ingiusto danno” a un altro pm, Desirèe Digeronimo e ad una sua amica, Paola D’Aprile,intercettandone le conversazioni “per fini estranei alla funzione giurisdizionale”.

Secondo quanto scrive Repubblica Scelsi avrebbe agito “per tentare di esercitare pressioni psicologiche sulla collega Digeronimo, affinché si astenesse dal procedimento sulla sanità della Regione Puglia e sull’ex assessore Alberto Tedesco“.

 

 

 

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