Esodati, il racconto di Roberta: “Dovevo andare in pensione, ora aspetterò il 2027”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 aprile 2018 7:01 | Ultimo aggiornamento: 7 aprile 2018 1:31
Une sodato col cartello appeso

Esodati, il racconto di Roberta: “Dovevo andare in pensione, ora dovrò aspettare il 2027” (foto Ansa) 

ROMA – Un’altra testimonianza incredibile quella rilasciata da parte di un’esodata ai microfoni di Legge o Giustizia su Radio Cusano Campus.

“Lavoravo come informatore medico scientifico ed ero dipendente di una multinazionale dell’industria farmaceutica- ha raccontato a Matteo Torrioli Roberta Zangrilli – sono entrata in mobilità a gennaio del 2010. Dal 2004, nel nostro settore, c’è stata una crisi enorme e sono stati persi circa 20mila posti di lavoro. Con la vecchia legge sarei dovuta andare in pensione a 60 anni e 6 mesi. Compio 59 anni a settembre e sarei quindi dovuta andare in pensione a breve. Sono stata in mobilità fino a fine 2013. Con le regole attuali e con la Legge Fornero dovrei andare in pensione nel 2027, quindi quando avrò 67 anni”. Insomma, altri dieci anni circa senza stipendio e senza pensione.

“Non ho raggiunto i contributi perché non sono più riuscita a rientrare nel mondo del lavoro. La donna è difficile da ricollocare dopo una certa età. Mentre prima le industrie farmaceutiche prendevano persone con una certa preparazione ora, invece che assumere informatori medici, si assumono veri e propri rappresentanti”.

Come si è riusciti a tirare avanti fino ad oggi? “Ho la fortuna di avere un marito che lavora. Con la liquidazione ho pagato il mutuo della casa. Mi metto nei panni di quelle persone monoreddito, con figli a carico e magari con un mutuo, che hanno perso il lavoro e che si sono visti allungare i tempi per la pensione. Abbiamo tagliato tutto il superfluo. Niente ceni fuori, niente vacanze. Sono dei tagli fatti per sopravvivere. Sono state fatte delle salvaguardie. Sarebbe incostituzionale non salvaguardare gli ultimi esodati rimasti fuori”.

Roberta si è recata all’Inps per chiedere informazioni e l’esperienza avuto è ai limiti del surreale: “Avevo fatto domanda per l’ottava salvaguardia. Mi arrivò una lettera dove mi si diceva che non era stata accolta la mia domanda perché mancava un documento. L’ho portato e poi non ho più avuto notizie. Sono andato all’Inps per informarmi, ben sapendo che la cosa non era andato a buon fine. Un dipendente mi ha detto che non verranno fatte più salvaguardie, non capisco bene a che titolo. Poi mi ha detto: ‘Io ho 42 anni di contributi e non posso andare in pensione’ come se la colpa fosse la mia che non sono più riuscita a trovare lavoro”.