Esselunga. Caprotti contro i figli, anche il Tribunale gli dà ragione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Marzo 2015 9:19 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2015 9:19
Esselunga. Caprotti contro i figli, anche il Tribunale gli dà ragione

Esselunga. Caprotti contro i figli, anche il Tribunale gli dà ragione

MILANO – Esselunga. Caprotti contro i figli, anche il Tribunale gli dà ragione. Il Tribunale di Milano ha stabilito che il ricorso intentato contro Bernardo Caprotti, patron dei supermercati Esselunga, dai figli Violetta e Giuseppe è “improcedibile”. Il patron, 90 anni, a capo di di un gruppo da 20mila dipendenti e quasi 7 miliardi di fatturato nel 2013, ha avuto un’altra volta ragione sulla proprietà delle azioni: in pratica la sentenza del Tribunale conferma quanto stabilito già da un arbitrato (arrivato all’Appello). Francesca Basso sul Corriere della Sera spiega i termini della controversia.

Il cuore della vicenda sta negli accordi del 1996 tra Bernardo Caprotti e i figli: una scrittura privata in cui si stabiliva che le azioni del gruppo erano intestate a Violetta e Giuseppe in via meramente fiduciaria e potevano essere reintestate al padre senza alcun avviso o preavviso, con una semplice comunicazione alla società fiduciaria. In quell’anno Caprotti aveva deciso di procedere a una razionalizzazione del gruppo: con una serie di operazioni, il 92% della holding che controlla Esselunga è diventato di proprietà di Unione Fiduciaria, che aveva ricevuto mandati fiduciari di gestione dai tre figli.

Lo scopo era trasmettere ai discendenti buona parte del patrimonio come anticipo sull’eredità. La scrittura privata attribuiva la holding, formalmente intestata a Unione Fiduciaria, in usufrutto al padre e ai figli in proprietà. E così è stato fino al 2011 quando Bernardo Caprotti ha chiuso il contratto fiduciario e ha ripreso il pieno controllo delle azioni di Supermarkets Italiani. (Francesca Basso, Corriere della Sera)

Tra i vari capitoli della controversia familiare, lodo arbitrale, causa civile, anche una denuncia per diffamazione del padre contro il figlio per giudizi espressi su un blog. Il padre giudicava i figli non responsabili davanti a un giudice, il figlio nella sua ricostruzione (“Tutto su mio padre”) gli attribuiva episodi “altamente lesivi della sua dignità”, fino a una denuncia poi archiviata di stalking durante la sua permanenza in azienda.