Eternit. Al via a Torino il maxi-processo per morti amianto

Pubblicato il 9 Dicembre 2009 21:35 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2009 21:35

Manifestazione del 4 aprile scorso

Circa duemila persone sono attese domani 10 dicembre mattina a Torino al processo Eternit, la più grande strage del lavoro mai accaduta in Italia: quasi 3000 le  parti lese, di cui oltre 2000 morti per tumore al polmone.

Sul banco degli imputati i due responsabili della multinazionale, lo svizzero Stephan Schmidhaeny e il belga Louis De Cartier, accusati delle morti legate alla lavorazione dell’amianto nelle quattro sedi italiane di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). I capi d’imputazione sono disastro ambientale doloso e inosservanza volontaria delle norme sulla sicurezza.

L’Eternit in Italia è vietato dal 1992 ma fino a quell’anno il nostro Paese era uno dei maggiori esportatori di questo materiale altamente cancerogeno che ricopriva tetti, lamiere, cassoni e moltissime altre strutture di uso quotidiano. Un esposizione letale se si pensa che i tumori da amianto (mesoteliomi) colpiscono 1.350 italiani ogni anno, con un’incidenza pari a circa 3,5 casi ogni 100 mila abitanti negli uomini e a un caso per 100 mila nelle donne.

Alle ore 9 prenderà il via il dibattimento davanti alla prima sezione del tribunale presieduta da Giuseppe Casalbore. L’udienza sarà assorbita dalle eccezioni e dalla costituzione delle parti civili, oltre 700 tra cui per la prima volta anche l’Inps.

Ma l’attesa è concentrata sulle presenze previste da mezza Europa: undici pullman sono in arrivo da Casale Monferrato, di cui uno trasporterà i 48 amministratori della città e dei comuni limitrofi contaminati, uno da Cavagnolo, uno da Reggio Emilia. Altri 25 lavoratori arriveranno in volo da Napoli. Attesi anche duecento lavoratori francesi del gruppo e delegazioni dal Belgio e dall’Olanda.

Fuori dal Palagiustizia è previsto un presidio della Cgil e della Rete nazionale per la sicurezza nei posti di lavoro, con possibile corteo fino all’Unione Industriale. Imponente la macchina organizzativa di Palazzo di Giustizia che ha messo a disposizione oltre all’aula cinque per il processo anche la maxi aula 1 e 2 per le parti civili, mentre il pubblico avrà a disposizione l’auditorium del vicino palazzo della Provincia, collegato in video.

«E’ un processo storico – afferma il segretario generale della Cgil Piemonte, Vincenzo Scudiere – auspichiamo che abbia un corso breve e che si concluda con una sentenza giusta. Deve essere sancito che non si può più morire per lavoro e che non si può intervenire sulla sicurezza solo quando ci sono dei morti». La Cgil rappresenta 1.610 persone: 1.228 lavoratori (298 ancora viventi e 930 deceduti) e 382 cittadini (17 viventi e 365 deceduti).

Tra le novità del processo, anche un pool internazionale di avvocati delle parti civili, composto da italiani, belgi, olandesi, francesi per dimostrare che un’unica regia sovrintendeva alla politica di sicurezza e della salute di tutti gli stabilimenti Eternit. «Grazie allo scambio di informazioni – dice l’avvocato francese, Paul Taissoniere – abbiamo scoperto che in tutti gli stabilimenti si lavorava allo stesso modo. Non erano quindi comportamenti decisi da dirigenti locali, ma una politica deliberata, cosciente e volontaria voluta dai vertici. Siamo insieme perché non vogliamo che si mettano i lavoratori di un Paese contro quelli di un altro».

Il tribunale ha ammesso, infine, la testimonianza di Romano Prodi, richiesta dall’avvocato delle vittime Ezio Bonanni. Prodi dovrà rispondere in dibattimento sull’indulto, «che è una misura premiale – spiega Bonanni – di cui quegli imputati possono beneficiare».