Evasione dal carcere di Rebibbia (Roma): due rom in fuga dopo aver scavalcato il muro di cinta FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2020 12:42 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2020 16:50
Evasione dal carcere di Rebibbia (Roma): due rom in fuga dopo aver scavalcato il muro di cinta 02

ROMA – Due detenuti rom sono evasi dal carcere romano di Rebibbia nella mattinata di mercoledì 3 giugno. A darne notizia è il sindacato di Polizia penitenziaria Sappe.

I due evasi chiamano Davad Zukanovic, nato a Olbia 40 anni fa ma di etnia rom, e Lil Ahmetovic, 46enne nato in Croazia anche lui di etnia rom. Le foto segnaletiche sono già state diramate. (In fondo all’articolo).

Il primo era in carcere con l’accusa di furto, riciclaggio, lesioni e falso materiale. Il 46enne era invece a Rebibbia per ricettazione, falso materiale, false dichiarazioni a pubblico ufficiale.

Avrebbero segato le sbarre della cella e si sarebbero calati nel cortile con una corda, per poi scavalcare il muro di cinta dell’istituto penitenziario capitolino, eludendo la vigilanza.

I due potrebbero essere stati favoriti dal probabile mancato funzionamento del sistema anti-scavalcamento. Favoriti anche dal fatto che non ci sono le sentinelle della Polizia penitenziaria sul muro di cinta.

Sui fatti indaga la polizia di Stato. Attenzione massima ai campi nomadi di via Salviati e via di Salone. Monitorati, secondo quanto si apprende, anche gli aeroporti di Ciampino e Fiumicino. Ricerche in corso anche in Toscana.

Secondo Donato Capece, segretario del sindacato di polizia, si tratta di “un fatto grave, che è conseguenza di una sottovalutazione degli allarmi lanciati dal Sappe negli ultimi giorni”.

“Questa evasione – aggiunge – è la conseguenza dello smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari e delle carenze di organico della Polizia, che ha 7mila agenti in meno”.

“Non più tardi dello scorso 28 maggio, il Sappe  – prosegue – aveva indirizzato ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria nazionale e del Lazio una dettagliata nota proprio sulle criticità della Casa di reclusione di Rebibbia”.

Evasione dal carcere di Rebibbia, la nota del Sappe.

Nella nota, il Sappe denunciava già la grave carenza di personale che continua ad affliggere la casa di reclusione romana:

“E’ bene ricordare come il Decreto ministeriale 2 ottobre 2017 ha previsto, per la casa di reclusione di Roma, una dotazione organica di 196 agenti.

A fronte di una presenza effettiva complessiva nei diversi ruoli di 150 unità (ovvero 46 poliziotti in meno con una carenza che supera il 25% del previsto).

E ancora, sui 150 poliziotti ivi in servizio ben 81 unità hanno più di 50 anni, 37 sarebbero fruitori di permessi legge 104/92 e circa 10 unità saranno quelle che andranno in quiescenza durante l’anno in corso”.

Evasi da Rebibbia, Salvini: “Sicuramente Bonafede non sa nulla”

“Due detenuti sarebbero evasi da Rebibbia, sono due nomadi. Però sicuramente Bonafede non ne sa nulla e non è colpa sua, è colpa di Babbo Natale”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini, lasciando la sede dell’Anpal.

Evasi da Rebibbia, Uilpa: “Non basta cambiare i vertici Dap”

“Purtroppo eravamo stati facili profeti, mentre l’opinione pubblica e la politica erano attratti – a torto o a ragione – dalle polemiche sulla concessione degli arresti domiciliari ad alcuni ristretti anche a causa dell’emergenza Covid-19, nelle carceri continuava il sostanziale stato di abbandono e i detenuti, se lo decidono, se ne vanno autonomamente senza neppure il vaglio di un giudice”.

Così Gennarino De Fazio, della Uilpa Polizia Penitenziaria nazionale, commenta l’evasione di due detenuti dal carcere di Rebibbia a Roma.

“Lo avevamo detto e lo ribadiamo – prosegue De Fazio – il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria è una nave che imbarca acqua in tempo di mare calmo e non è assolutamente in grado di reggere alle tempeste che ciclicamente lo investono”.

“Per questo non basta cambiare gli uomini alla plancia di comando, per quanto bravi e di spessore possano essere i nuovi vertici, né l’ottimo equipaggio, ma è indispensabile un repentino e sostanziale cambio di rotta che deve essere impresso, in primis, dal ministro Bonafede e dal governo Conte”. (Fonti: Ansa, Agi).

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