Expo e Sanità, sistema appalti: santo protettore, bando ad hoc, rate per 9 anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Maggio 2014 9:52 | Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2014 9:52
Expo e Sanità, sistema appalti: santo protettore, bando ad hoc, rate per 9 anni

Primo Greganti (Foto LaPresse)

MILANO – Un “santo protettore” che parlava con “chi di dovere” e faceva ottenere i sospirati appalti. Bandi su misura, corretti da chi doveva concederli, al prezzo stabilito ma da pagare in “comode rate” di 9 anni. A spiegare il sistema tra sanità e appalti truccati nell’articolo di Luigi Ferrarella del Corriere della Sera è lo stesso Giovanni Rodighiero, nelle intercettazioni che hanno portato all’inchiesta di tangenti per cui è indagato e che nel luglio 2012 spiegava ad un dirigente sanitario come essere ammesso nel giro.

Un vero e proprio “manuale d’istruzioni”, spiega Ferrarella, con tanto di fasi da passare in quella che sembra una ben oleata catena di montaggio dell’appalto truccato dove i protagonisti sono Gianstefano Frigerio, ex parlamentare di Forza Italia, e Rodighiero:

“«I primari, i medici che gareggiano, vengono e vanno dai politici perché la Sanità è gestita dai politici – esordisce Rodighiero – . Allora se tu hai il santo protettore», che nel contesto sarebbe Frigerio, «il santo protettore ne prende atto (delle tue esigenze ndr ), ti chiede il curriculum e poi va a parlare con chi di dovere… Se gli garantisce il direttore generale che lo porta quello là, questo si afferma… fa la gara e vince lui…». Il risultato è che «lui è riconoscente a Gianstefano» e «Gianstefano è riconoscente al direttore generale». E «dato che soldi non ce ne sono sempre», o «si rompe le scatole al direttore generale di dargli un po’ di soldi o di mettere questo cavolo di macchinario che serve… capito?»”.

Una volta ottenuto un santo protettore, si passa alla gara d’appalto, spiega il gip Fabio Antezza:

“«i meccanismi tramite i quali si riesce a predeterminare l’aggiudicazione a favore delle imprese per cui opera l’associazione, in primo luogo con il confezionamento ad hoc di bandi di gara e capitolati»”.

Come ad esempio spiega Rodighiero, per la ristorazione negli ospedali la gara d’appalto è sempre da 40 milioni di euro:

“«C’è il provveditore e c’è l’ingegnere che stanno preparando il tutto, l’ingegnere l’ho fatto conoscere all’azienda. Come è pronto il documento (lo schema del bando ndr ), viene dato a una persona fidata, va in azienda, glielo dà, lo guardano… “questo non va bene e questo va bene… c’è da aggiungere questo questo e questo… farla su misura a me”… Viene ridato, l’ingegnere mette dentro e toglie (quello che l’impresa aveva chiesto di aggiungere e levare ndr ), il provveditore e l’ingegnere sono in sintonia. E quando è pronto il capitolato, è stato fatto su misura a te e non ad altri». Terzo tempo: adesso c’è da concordare il prezzo per la corruzione. «Se hai vinto, c’è un accordo a monte, che tu devi riconoscere ics…». Anche con rateizzazioni della mazzetta: l’appalto «viene dato a te, perché si chiude con l’accordo a te e tu sei l’uomo che deve andare dal direttore generale a dargli i soldi, ogni anno… Subito tutti non li hai… hai un anticipo annuale alla firma. Quando hai vinto l’appalto, un ics… ti tieni la tua parte e il resto gliela dai a quello là… l’anno prossimo quando fanno i pagamenti gli dai la rata… per nove anni»”.

Poi c’è la questione della credibilità, spiega il giornalista Ferrarella, perché gli accordi presi vanno rispettati:

“L’importante è che l’accordo sia osservato qualunque cosa succeda, perfino se quel determinato manager statale corrotto dovesse cambiare posto: «Lui va via? Vai avanti a dargliela, eh?… è sempre stato così». Perciò i componenti dell’associazione a delinquere temono come la peste quegli imprenditori che non siano puntuali nel rispettare la tabella dei pagamenti programmati”.

In una intercettazione del 15 marzo 2013, continua il Corriere della Sera, un collaboratore di Frigerio, Walter Iacaccia, si lamenta di un imprenditore che non rispetta i pagamenti di una ratada 50mila euro:

“«Io gli ho semplicemente detto (all’imprenditore inadempiente ndr ): non devi farmi fare figure di cacca… perché se tu fai così, non sai cosa ti precludi… ma soprattutto non puoi più chiedere favori… Ma che persona sei? Io ci metto la faccia sempre… ma porca miseria, ma tu pensi veramente di poter lavorare senza di noi?»”.

Se Frigerio nelle sue intercettazioni diceva di aver contattato Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture, e Pierluigi Bersani, ex segretario delPd, i due politici hanno smentito ogni collegamento all’inchiesta e alle persone coinvolte:

“«devo mandare un biglietto a Maurizio Lupi con il nome di Antonio Rognoni (allora direttore generale uscente di Infrastrutture Lombarde ndr ) per suggerirlo come presidente Anas», l’alfaniano ministro delle Infrastrutture ieri ha dichiarato «con assoluta certezza di non aver mai ricevuto quel biglietto né alcun altro tipo di comunicazione».

Di «illazioni o millanterie» aveva già parlato anche l’ex segretario pd Pierluigi Bersani, citato il 7 settembre 2012 da Frigerio che aggiornava Rognoni sul progetto della Città della Salute a Sesto San Giovanni, del valore di 323 milioni e con stazione appaltante proprio Infrastrutture Lombarde: «Ho sentito un po’ a Roma Bersani e poi gli altri sulla Città della Salute, tu devi cominciare a fare delle riflessioni, poi, senza responsabilità tue, mi dici come far partire un colosso macello perché è una cosa grossa… Poi Bersani mi ha detto “a sinistra cosa fate?”, bisogna che senta, se Rognoni mi dice Manutencoop per me va bene». Ma per Bersani questo discorso non c’è mai stato”.

C’è poi nella storia il ruolo di Primo Greganti, quello che Frigerio definisce il “compagno G”, che avrebbe coperto nel mondo politico di sinistra gli accordi per la Città della Salute a Sesto San Giovanni:

“a detta del gip, per l’associazione capeggiata da Frigerio era «necessario coinvolgere da subito un grande pool di imprese», procedendo «in accordo con Primo Greganti» e spingendo sulla «Cooperativa Manutencoop» (il cui indagato amministratore Claudio Levorato è una delle 12 persone per cui il gip ha respinto l’arresto per carenza di esigenze cautelari) «in quanto la coop ha i necessari collegamenti» a sinistra, là dove Frigerio si ritiene «coperto» appunto da Greganti, il «compagno G» già arrestato in Mani pulite vent’anni fa. Sin dal settembre 2012, ritiene quindi il gip, «il sodalizio imposta la consueta strategia di individuazione delle opzioni anche politiche in grado di assicurare un intervento efficace, e degli imprenditori da favorire con avvicinamento e corteggiamento»”.

Il nome di Greganti appare anche nel caso dell’Expo 2015, spiega Ferrarella:

“Greganti, per parte sua, appare molto interessato a ritagliarsi un ruolo nella realizzazione del padiglione della Cina (con la quale ha noti legami d’affari) all’Expo 2015. Il 21 marzo scorso, al telefono con il liquidatore di Tempi Moderni S.r.l., Greganti – annota il gip – «sottolinea che la Cina ha intenzione di predisporre l’intero padiglione in modalità self-built», cioè costruendoselo da sola, «tuttavia Greganti riferisce di aver comunque rappresentato l’importanza della sua mediazione», per la quale sembrerebbe tenere rapporti con l’ambasciata di Pechino e mandare una memoria in Cina”.

Inutile davanti alle perquisizioni nascondere le prove, tanto più nelle mutande, scrive il Corriere della Sera che racconta la vicenda:

“E così giovedì, durante le perquisizioni Gdf contemporanee all’arresto delle 7 persone, Cattozzo è quasi riuscito a far sparire davanti ai militari, strappandoli da una agenda e nascondendoli nelle mutande, alcuni post-it. I foglietti, una volta recuperati dall’imbarazzante nascondiglio, si sono rivelati annotazioni di cifre e percentuali e nomi: forse proprio la medesima contabilità delle tangenti su una gara di Expo 2015 che i pm Antonio D’Alessio e Claudio Gittardi avevano ascoltato in una intercettazione”.