La madre di Corona, appello a Napolitano: “Fabrizio un capro espiatorio”

Pubblicato il 26 Gennaio 2013 17:18 | Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio 2013 13:13

Fabrizio Corona (Foto Lapresse)

MILANO – ”Chiedo al Presidente Napolitano e a tutte le forze politiche che aiutino mio figlio a venir fuori da questa situazione ignobile”. E’ l’appello rivolto dalla madre di Fabrizio Corona, Gabriella, ospite della trasmissione ‘Verissimo’ (clicca qui per il video). ”Chiedo al presidente Napolitano, che stimo tantissimo, e a tutte le forze politiche, che aiutino mio figlio – ha detto la donna – Chiedo che mio figlio paghi solo per quello che ha commesso, non per ciò che non ha commesso”.

”Al momento pare che serva come capro espiatorio per placare la rabbia degli italiani nei confronti delle ingiustizie che accadono in questo paese. C’è un accanimento nei confronti del personaggio che Fabrizio ha voluto creare. Ma, mi sento di dire che Fabrizio non è un criminale e non lo sarà mai”.

”E’ una sentenza ingiusta e paradossale, dettata probabilmente da un giudizio di tipo morale che i magistrati hanno voluto dare a mio figlio – ha detto la donna – Fabrizio purtroppo è vittima di un sistema che non funziona”. ”Ha commesso dei reati, per i quali é giusto che paghi, ma è anche, e ribadisco anche, una persona perbene. Negli ultimi due anni ha pagato debiti e avviato un’attività che funziona benissimo e di cui io sono orgogliosa – ha proseguito Gabriella – Fabrizio avrebbe bisogno di una detenzione alternativa. Il carcere ha già peggiorato il suo disturbo della personalita: l’altra volta, quando è uscito dal carcere ha iniziato a commettere alcuni reati, perché lì ha conosciuto i delinquenti veri, in galera peggiorerà la sua situazione umana e psicologica”.

Rispondendo alla domanda sulla fuga in Portogallo, la madre del fotografo ha detto: ”Fabrizio è un uomo d’onore siciliano e non sarebbe mai scappato, sottraendosi alle sue responsabilità, come non avrebbe mai pianto, perché un uomo d’onore siciliano non piange mai. Il suo è stato un colpo di testa dettato dalla paura, perché non si aspettava questa sentenza. Non aveva programmato nessuna fuga, altrimenti me l’avrebbe detto”. La donna ha raccontato di averlo sentito diverse volte al telefono. ”La prima volta che mi ha chiamato ha voluto subito rassicurarmi sulle sue condizioni di salute – ha detto – Poi, nelle altre conversazioni telefoniche, l’ho sentito sempre più angosciato e agitato perché aveva paura che nelle carceri italiane potessero fargli del male. Temeva per la sua incolumità”.