Fabrizio Corona, il messaggio prima di tornare in carcere: “L’unione ci rende forti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 marzo 2019 13:02 | Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2019 13:02
Fabrizio Corona, il messaggio prima di tornare in carcere: "L'unione ci rende forti"

Fabrizio Corona, il messaggio prima di tornare in carcere: “L’unione ci rende forti”

MILANO – Quando gli agenti della questura di Milano hanno citofonato a casa di Fabrizio Corona, l’ex agente fotografico li ha seguiti senza parlare e senza opporre resistenza, avvisando solo il suo avvocato. Sul suo profilo Instagram lunedì sera è comparso soltanto un nuovo post, caricato dal suo staff (è firmato Adalet, che è la sua linea di abbigliamento): “L’unione ci rende forti”, è scritto in inglese, con il simbolo della pace e la scritta “Together”, insieme.

L’Ansa spiega che nel provvedimento che ha stabilito il ritorno in carcere di Corona, sono elencate una serie di violazioni delle prescrizioni territoriali, commesse prima di aver ricevuto nelle scorse settimane una diffida con cui gli è stato imposto di non lasciare più la Lombardia. Il giudice riporta che Corona, malgrado avesse l’autorizzazione per andare soltanto in un posto andava spesso anche da altre parti e non passava nemmeno per i commissariati, dove avrebbe dovuto indicare la sua presenza. Inoltre, per due volte è risultato assente di notte dalla sua abitazione, non rispettando, dunque, gli orari imposti.

Il punto centrale, comunque, è la “insofferenza alle prescrizioni” e la “incomprensione” della misura dell’affidamento manifestate esplicitamente in un video su Instagram e nella prima intervista a Non è l’arena di Massimo Giletti, nella quale, in sostanza, l’ex fotografo dei vip, che non avrebbe potuto neanche parlare dell’affidamento in atto, ha detto, in sostanza, che lui era stanco di tutti quegli obblighi e che se ne fregava. Ha dichiarato, è la tesi del giudice, esplicitamente che tutte quelle violazioni erano volute.

La Procura generale, chiedendo almeno due volte la revoca dell’affidamento, aveva messo in luce le sue presenze al boschetto della droga di Rogoredo e il fatto che abitasse in una casa già confiscata dalla magistratura. Per la Sorveglianza, però, questi ultimi due aspetti non sono motivo di stop all’affidamento, perché Corona nel boschetto è andato non per frequentare tossicodipendenti ma per realizzare servizi giornalistici e nella casa di via De Cristoforis, poi, sta ancora legittimamente, perché l’ordine di lasciarla scadrà tra qualche mese e in precedenza pagava l’affitto al demanio. Entro 30 giorni la Sorveglianza in composizione collegiale, dopo un’udienza da fissare, dovrà decidere se revocare definitivamente l’affidamento o farlo proseguire e si saprà, dunque, se Corona resterà in carcere o meno. (Fonte Ansa).