Fabrizio Corona, soldi restituiti: ma tasse trattenute e gli tolgono la casa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 aprile 2018 9:25 | Ultimo aggiornamento: 10 aprile 2018 9:25
Fabrizio Corona, soldi restituiti: ma tasse trattenute e gli tolgono la casa

Fabrizio Corona, soldi restituiti: ma tasse trattenute e gli tolgono la casa

ROMA – Quasi 1,9 milioni di euro degli oltre 2,6 milioni in contanti, che vennero sequestrati nel 2016 a Fabrizio Corona in parte in un controsoffitto e in parte in Austria, tornano nelle mani dell’ex ‘re dei paparazzi’, o meglio di due società comunque a lui riconducibili, una delle quali è “in liquidazione” e, quindi, potranno servire anche a pagare gli eventuali creditori.

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Lo ha deciso la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano che al termine di un lungo procedimento ha disposto, però, anche la confisca della casa del valore di circa 2 milioni di euro che l’ex ‘fotografo dei vip’ comprò in via De Cristoforis, zona della movida milanese, intestandola “fittiziamente” ad un suo collaboratore.

Nel decreto i giudici (Rispoli-Cernuto-Pontani) della sezione guidata da Fabio Roia mettono in luce, allo stesso tempo, la “pericolosità sociale storica” di Corona, fino al 2013, e i tanti reati tributari da lui commessi, ma anche il fatto che “negli ultimi 18 mesi” l’ex ‘fotografo dei vip’ ha ripianato i debiti fiscali suoi e delle sue società.

E così il Tribunale ha deciso di restituire alla Atena srl di Corona quegli 843mila euro che vennero trovati in cassette di sicurezza austriache (in Austria è aperta un’indagine per riciclaggio), perché l’ex agente fotografico su quei soldi, guadagnati ‘in nero’, ha poi provveduto a pagare le imposte.

E allo stesso modo, poco più di un milione di euro della massa di contanti che erano nascosti nel controsoffitto della collaboratrice Francesca Persi dovranno rientrare nelle casse della Fenice srl, sempre di Corona e in liquidazione.

Mentre i restanti 758mila euro (l’equivalente delle tasse non versate) vengono confiscati. Corona, nel decreto del Tribunale, viene descritto come una ‘macchina da soldi in nero’ la cui “abilità” è stata “tale da comprendere” anche “lo sfruttamento commerciale dello stesso stato detentivo cominciato nel gennaio 2013, tramite l’alimentazione di una serie di interviste, servizi tv, presenze sui social, pubblicazione di libri di memorie e avviamento di progetti anche meno convenzionali e più fantasiosi, come il lancio di un prosecco”.

Tuttavia, i giudici danno atto anche del suo “impulso” dell’ultimo periodo “ad un complesso percorso di ristrutturazione del debito erariale, personale e delle società che gli sono riconducibili”. Un percorso “verosimilmente indotto dal sopraggiungere di sequestri di prevenzione e dal successivo processo penale (che si è chiuso comunque con la cancellazione dell’accusa principale di intestazione fittizia, ndr), ma ciò nonostante da apprezzare nella sua oggettività”.

“Enorme soddisfazione” per la decisione di oggi è stata espressa dai legali Ivano Chiesa (“è stato dimostrato che i soldi erano leciti”, ha detto) e Luca Sirotti. E ciò anche perché il Tribunale ha deciso di non aggravare la sorveglianza speciale a carico dell’ex ‘re dei paparazzi’. Una decisione che potrebbe anche influire sulla conferma dell’affidamento terapeutico a lui concesso a febbraio. I magistrati della Sorveglianza, però, nel frattempo stanno valutando anche la recente lite che Corona ha avuto fuori da una discoteca.