Fabrizio Corona assolto, la motivazione: “Soldi nel controsoffitto solo per evitare furti”

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 dicembre 2018 9:40 | Ultimo aggiornamento: 21 dicembre 2018 9:40
Fabrizio Corona assolto, la motivazione: "Soldi nel controsoffitto solo per evitare furti"

Fabrizio Corona assolto, la motivazione: “Soldi nel controsoffitto solo per evitare furti”

MILANO – Fabrizio Corona nascose i soldi nel controsoffitto “solo per evitare furti”. Così la Corte d’Appello di Milano ha motivato la conferma dell’assoluzione per l’ex re dei paparazzi dall’accusa principale, quella di intestazione fittizia di beni, per i 2,6 milioni di euro trovati in parte nel controsoffitto dell’amica Francesca Persi e in parte in Austria. Il deposito di contanti in un’abitazione privata, spiegano i giudici, non può essere considerato intestazione fittizia poiché sarebbe stato “reso occulto per ragioni attinenti la necessità di prevenire sottrazioni”, cioè solo per evitare che venisse rubato, e lo stesso discorso vale per “somme custodite in cassette di sicurezza”.

La stessa Corte a settembre aveva ridotto da 1 anno a 6 mesi la pena per Corona per un illecito fiscale concedendogli un’attenuante per aver saldato il debito. Nelle motivazioni i giudici d’appello confermano, poi, che quei contanti non erano altro che i “proventi in nero delle attività lavorative” dell’ex agente fotografico. “Sedici mesi di carcere per Fabrizio e 7 per Francesca Persi, senza motivo – ha commentato l’avvocato di Corona Ivano Chiesa – Adesso spero che la Procura di Milano non insista oltre: bisogna saper perdere”.

“La sentenza – ha spiegato l’avvocato Chiesa – conferma che i soldi erano leciti e frutto del lavoro di Corona e delle società. Non c’è mai stata – ha aggiunto – nessuna intestazione fittizia, era solo un problema fiscale, sanato con il pagamento delle tasse”. I giudici d’appello (Brambilla-Nunnari-Puccinelli) tre mesi fa hanno confermato l’impianto della sentenza di primo grado del giugno 2017 del collegio presieduto da Guido Salvini, che aveva già spazzato via le accuse principali (intestazione fittizia di beni e violazione delle norme patrimoniali sulle misure di prevenzione, contestate dalla Dda) su quei 2,6 milioni che avevano portato l’ex agente fotografico nuovamente in carcere ad ottobre 2016, misura cautelare poi annullata dai giudici di primo grado.

Corona era stato condannato ad un anno, ma solo per un illecito fiscale su una cartella esattoriale non pagata e in appello la Corte gli ha anche concesso un’attenuante specifica, perché saldò il debito tributario prima dell’udienza preliminare. E’ “accertato” e “incontestato”, scrive la Corte nelle motivazioni depositate ieri, 20 dicembre, che “le somme rinvenute nel controsoffitto e nelle cassette di sicurezza austriache siano da ricondurre a proventi in nero delle attività lavorative svolte da Corona attraverso la società Fenice srl prima, Atena dopo”.

Per la sue serate nei locali e altre attività, infatti, Corona, tra il 2008 e il 2012, in particolare, incassava parte dei soldi “brevi manu”, cioè in nero. E affidò quei contanti a Francesca Persi non per realizzare una “attribuzione fittizia dei beni”, come sostenevano i pm, ma solo perché fosse lei “custode fiduciaria e occulta” di quel denaro.