Falsa moschea a Carrara: quattro condannati a Torino

Pubblicato il 16 Febbraio 2012 17:17 | Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio 2012 17:47

TORINO – Quattro persone sono state condannate oggi dal Tribunale di Torino a pene fra sei anni e sette anni e mezzo di reclusione al termine del processo per una complessa truffa avvenuta negli anni ’90, legata alla costruzione, mai avvenuta, di una moschea a Carrara.

Fra le condanne, vi e’ quella a sei anni di reclusione per abuso in atti di ufficio inflitta a Laura Donatiello, giudice di Massa. Proprio per la sua presenza fra gli imputati, il processo e’ stato celebrato a Torino, sede competente per i procedimenti che riguardano i magistrati di Massa.

Con lo stesso dispositivo di sentenza, il Tribunale ha assolto un quinto imputato e ha disposto un risarcimento dei danni di sette milioni e mezzo di euro in favore del governo dell’Iraq e della banca Unicredit, che si sono costituite parti civili nel processo.

Oltre a Laura Donatiello, sono stati condannati a sei anni di reclusione per reati che, a vario titolo, vanno dalla truffa all’istigazione a disobbedire alle leggi, Rinaldo Reboa e Carlo Lattanzi; sette anni e mezzo di reclusione sono stati inflitti a Paolo Dazzi, marito del magistrato massese e figlio del titolare dell’impresa di Carrara che stipulo’ l’accordo con il sedicente iracheno. Una quinta imputata, Ada Ruffini, imputata di istigazione a violare le leggi, e’ stata assolta con la formula ”perche’ il fatto non costituisce reato”.

La vicenda comincio’ nel 1990, quando una societa’ di Carrara stipulo’ un contratto con un sedicente emissario del governo iracheno da 50 milioni di dollari per la fornitura di materiali per la realizzazione di una moschea. L’accordo – secondo i pm torinesi Andrea Padalino e Valerio Longi – era fasullo, ma quando la ditta toscana falli’, nel 1999, il fantomatico credito venne ceduto a una societa’ di Londra, che nel 2004, grazie anche a un’ordinanza del giudice Donatiello, ottenne una parte del denaro.