Fase 2. Niente messe fino almeno al 25 maggio. I vescovi: ridateci la gente

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Aprile 2020 9:29 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2020 9:42
Fase 2. Niente messe fino almeno al 25 maggio. I vescovi: ridateci la gente

No messe fino al 25 maggio per la Fase 2 (Ansa)

ROMA – E’ scontro fra l’episcopato italiano e il governo Conte sul fatto che il Dpcm per la ‘fase 2’, illustrato ieri sera dal premier, prolunghi anche dopo il 4 maggio la chiusura alle messe con la partecipazione dei fedeli, su cui invece la Chiesa italiana aveva chiesto una riapertura rispettando le condizioni di sicurezza anti-contagio.

Una deroga concessa dall’esecutivo riguarda solo la celebrazione dei funerali, cui potranno partecipare comunque un numero limitato di persone, solo i parenti stretti.

Violata la libertà di culto, esclusione arbitraria

Il mantenimento del ‘no’ alle liturgie con la comunità dei fedeli non è andato giù alla Cei, che ieri sera ha subito diffuso una durissima nota su “Il disaccordo dei vescovi”, in cui evoca addirittura la violazione della “libertà di culto”.

Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri “esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo”, aggiunge il comunicato dei vescovi.

Il comitato scientifico: “Criticità ineliminabili”

Ma i tecnici e scienziati sono stati irremovibili.

“Criticità ineliminabili” rendono impossibile secondo i tecnici del Comitato Tecnico Scientifico la riapertura, già dal 4 maggio, delle funzioni religiose.

In particolare il comitato ritiene che “la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose comporta, allo stato attuale alcune criticità ineliminabili che includono lo spostamento di un numero rilevante di persone e i contatti ravvicinati durante l’Eucarestia”.

Prima del 25 maggio niente messe

A partire dal 4 maggio quindi e “per le successive tre settimane”, sostengono gli esperti, “non essendo ancora prevedibile l’impatto che avranno le riaperture parziali e il graduale allentamento delle misure attualmente in vigore sulle dinamiche epidemiche, il Cts reputa prematuro prevedere la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose”.

Un parere, fanno notare però, che potrà essere rivisto “a partire dal 25 maggio nella direzione di una previsione verso la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose, rispettando rigorosamente le misure di distanziamento sociale sulla base degli andamenti epidemiologici”. (fonte Ansa)