Fase 2, la rabbia dei parrucchieri: “Riaprire il 1 giugno? Tra le altre cose è un lunedì…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Aprile 2020 10:44 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2020 10:44
Parrucchieri, Ansa

Fase 2, la rabbia dei parrucchieri: “Riaprire il 1 giugno? Tra le altre cose è un lunedì…” (foto Ansa)

ROMA – Qualcuno è rimasto scontento delle regole e delle date decise per la Fase 2.

Per esempio i parrucchieri.

“Solo un maschio poteva annunciare la riapertura dei parrucchieri il primo giugno. Cioè un lunedì”.

La scrittrice Nadia Terranova si limita a una battuta ironica sull’annuncio da parte di Giuseppe Conte del primo giugno come giornata di riapertura dei parrucchieri.

Ma sul web monta una vera e propria rivolta.

“Ma Conte il calendario l’ha visto???”, sbotta un utente, alludendo al fatto che, dopo il primo giugno, c’è il 2 giugno che è un festivo.

Di fronte al proliferare di battute, foto di capelloni alla Cugini di Campagna e vignette, che hanno fatto schizzare l’hashtag #parrucchieri ai primi posti nelle tendenze Twitter in Italia, c’è chi riporta la questione su un terreno dolorosamente concreto:

“Voi scherzate ma i parrucchieri rischiano davvero di chiudere e molti di perdere il lavoro. Non si può tenerli chiusi ancora per un mese”.

Con i parrucchieri si schiera anche il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori:

“Riapre il gioco d’azzardo ma bar, ristoranti e parrucchieri restano chiusi fino all’1 giugno. Tre mesi e mezzo senza incassi: ma chi li regge?

Si fissino criteri, distanze, capienze massime, ma si dia a questi operatori la possibilità di tornare al lavoro”.

“Il 1 giugno riaprono i parrucchieri, peccato non esisteranno più perché saranno tutti falliti”, gli fa eco la giornalista di ‘Quarto Grado’ Sabrina Scampini.

“Se Wuhan è uscita dall’emergenza ce la possiamo fare anche noi.

Ci arriveremo tutti spettinati e coi capelli in disordine, ma vivi”, annota lo scrittore e giornalista Paolo Roversi.

Ma qualcun altro fa notare:

“Mi spiegate la differenza di pericolo di contagio, tra uno che entra in metropolitana o sul bus e un cliente che entra su prenotazione, con le dovute precauzioni, in un salone di parrucchieri?

Mi direte, è un lavoro di contatto ravvicinato: perché in metrò entri da solo?”

C’è chi ne fa una questione territoriale:

“Trattare in ugual misura il parrucchiere lombardo e quello del Molise o della Basilicata è da pazzi.

Applicare alla stessa maniera disposizioni in Regioni come la Lombardia con 72889 contagi e Regioni come il Molise con 296 contagi è follia allo stato puro”.

E c’è naturalmente anche chi accusa i parrucchieri di corporativismo:

“Ma i parrucchieri hanno capito che non ci sono solo loro ad avere avuto un danno enorme?

Tutti gli albergatori e titolari di altre attività commerciali che dovrebbero dire? Pensate al fatto che almeno avete avuto una data precisa e il tempo di organizzarvi”. (Fonte: Adnkronos).