Il Fatto quotidiano: “La Chiesa non pagherà l’Imu neanche nel 2013”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Giugno 2013 11:49 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2013 11:51
Il Fatto: "La Chiesa non pagherà l'Imu neanche nel 2013"

Il Fatto: “La Chiesa non pagherà l’Imu neanche nel 2013” (Ap-LaPresse)

ROMA – La Chiesa pagherà l’Imu? Alberghi, case, capannoni e uffici di proprietà di Vaticano, vescovati, confraternite o enti religiosi pagheranno l’imposta 2013 così come hanno fatto tutti gli altri nel 2012? Sembra proprio di no. E Il Fatto quotidiano ci dedica tre articoli. Il primo è un editoriale in prima pagina del vaticanista Marco Politi:

“I comuni mortali pagano l’Imu? La Chiesa-potere non vuole proprio. Strano: il rigoroso Monti, così europeo e attento ad ascoltare la messa, aveva deciso che tutti dovevano dare sull’unghia nel 2012, solo la Chiesa nel 2013. Ora manca un reale catasto dell’uso degli edifici e il gettito sarà aleatorio. Curiosa coincidenza. Il governo Letta ne sa qualcosa?”

Tommaso Rodano si è fatto un giro fra gli alberghi religiosi della “Gran Pretagna”, quella zona di Roma a ridosso del Vaticano dove si stima vivano il 22% dei preti e il 29% delle suore residenti in tutta Italia. Bene, nessuno ha saputo dirgli quanto pagherà di Imu il 17 giugno, data di scadenza della prima rata 2013.

Marco Palombi in “La legge è inutile: la Chiesa continuerà a non pagare l’Imu” spiega come mai neanche il 2013 sia l’anno giusto per riuscire a far pagare l’Imu sugli immobili degli enti religiosi e dei no-profit in genere. :

“Si promettevano meraviglie: l’associazione di ricerca Ares stimò in oltre 2 miliardi il gettito potenziale per le sole proprietà della Chiesa, l’Anci parlava invece di 500-700 milioni, la commissione del Tesoro sull’erosione fiscale guidata da Vieri Ceriani nel 2011 stimò prudenzialmente 100 milioni di euro”.

Era stato il governo Monti a disporre che nel 2013 la Chiesa e gli enti no-profit si comportassero come tutti gli altri. Lo ha fatto perché altrimenti l’Italia si sarebbe beccata una multa europea per aiuti di Stato. Per la Ue la situazione precedente era illecita. Ma di fatto fino al 2012 è stata condonata.

E nel 2013 non cambierà molto, grazie a una legge che stabilisce confini poco chiari fra chi deve e chi non deve pagare. Unita al fatto che continua a non esserci un censimento preciso di quegli immobili che fino ad oggi non avevano pagato. Manca, insomma, un “catasto degli esenti”. Scrive Palombi:

“E ora? Ora che tutto è a posto, quanto incasserà l’erario? Ufficialmente è un mistero, ufficiosamente non molto di più rispetto agli anni scorsi. Lo sostiene, anonimamente, una fonte dell’associazione dei Comuni e ne è convinto l’uomo che ha iniziato la battaglia a Bruxelles contro i privilegi fiscali della Chiesa, l’ex parlamentare radicale Maurizio Turco: «Il gettito non subirà variazioni sostanziali rispetto al passato. Il regolamento bizantino varato dal governo Monti non ha fatto altro che posticipare il momento della verità. Non è con l’autocertificazione che si risolve il problema: senza controlli non sapremo mai chi e quanto dovrà pagare». Ma i Comuni non sono interessati a incassare «I sindaci – è la risposta – non fanno i controlli per la semplice ragione che sono nelle condizioni tecniche e politiche per farli». Tradotto: non hanno il personale, né la volontà di mettersi contro un apparato che i governi d’ogni colore hanno dimostrato di non voler infastidire.

La norma emanata dal governo Monti aveva stabilito che

“sono esenti solo le attività non commerciali. Come individuarle? C’è un apposito “regolamento” emanato a novembre dal ministero dell’Economia (curiosamente in contrasto con quanto sostenuto dal Consiglio di Stato): sono quelle «svolte a titolo gratuito ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e, comunque, non superiore alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale». Bisogna, insomma, essere non profit almeno a metà. Chi stabilisce la media territoriale e come la calcola? Chissà. Alberghi e ostelli, asili e scuole, società sportive e circoli culturali che sarebbe meglio chiamare pub dovranno, per essere Imu-esenti, dimostrare solo che offrono i loro servizi a «metà dei corrispettivi medi» dei loro concorrenti profit. Per gli alberghi è previsto addirittura – qualunque cosa significhi – che possano pagare l’Imu solo per i periodi dell’anno in cui effettivamente svolgono attività commerciale. Per contestare un’eventuale dichiarazione infedele, infine, i comuni hanno cinque anni di tempo. Nota ancora Maurizio Turco: «In Campania ci sono migliaia di case abusive costruite sotto il naso di chi dovrebbe vigilare: come si può immaginare che i Comuni siano in grado di fare controlli su cosa avviene dentro edifici in regola?».

Tutto è affidato all’autocertificazione, ma gli immobili degli enti ecclesiastici sono esentati anche da quella:

Entro il 4 febbraio chi aveva beneficiato di esenzioni Imu nel 2012 ha dovuto consegnare un modulo in cui dichiarava la sua posizione (o anche una semplice variazione rispetto all’anno prima). In sostanza, una sorta di primo censimento di chi non paga l’imposta sugli immobili, che però non ha per ora riguardato enti senza fini di lucro e ecclesiastici: li ha esentati una circolare del ministero a gennaio. Motivo? Mancava il modulo o, nel loro linguaggio, “la successiva emanazione del decreto di approvazione dell’apposito modello di dichiarazione in cui verrà indicato anche il termine di presentazione della stessa”.