Federica Mangiapelo, da Marco Di Muro “botte per educarla”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Novembre 2015 11:38 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2015 11:38
Federica Mangiapelo, da Marco Di Muro "botte per educarla"

Federica Mangiapelo, da Marco Di Muro “botte per educarla”

BRACCIANO  – Marco Di Muro picchiava Federica Mangiapelo e lo faceva “per educarla”. Questi i dettagli che emergono sulla relazione tra Di Muro e la giovane trovata morta sulle sponde del lago di Bracciano, vicino Roma, dalla sentenza di condanna a 18 anni di carcere. Un ragazzo “molto violento, che picchiava Federica in continuazione“, dicono di lui a 3 anni dalla morte della ragazzina, trovata senza vita il 1° novembre 2012, che per i giudici l‘ha prima picchiata e poi affogata.

Giulio De Santis sul Corriere della Sera scrive che nella motivazione della condanna per omicidio nei confronti del barista di 25 anni emergono dettagli sulla relazione tra lui e Federica prima non noti:

“Oltre che nell’analisi delle prove scientifiche, il magistrato rinviene nella relazione tra i ragazzi gli indizi della colpevolezza del 25enne barista di Formello, che dal canto suo si è sempre proclamato innocente. Marco – premette il gup – è un fidanzato «possessivo e geloso» che è arrivato al punto di invitare la fidanzata a suicidarsi con lui. Mentre Federica, 16 anni, è un’adolescente problematica, si sente «la pecora nera della famiglia perché non ha terminato gli studi, vuole l’indipendenza economica per vivere con il fidanzato». Ed è questa richiesta che impone l’intervento del Tribunale dei Minori, con l’assegnazione di un’assistente sociale cui la sedicenne rivela che «Di Muro mi tratta come una cosa sua». Un’ammissione che aiuta a capire il comportamento dell’imputato. Marco – scrive il giudice – controlla «in modo ossessivo le attività della ragazza», non vuole che Federica si «inserisca nella cooperativa dove lavora la madre o nella scuola per parrucchieri». La coppia litiga spesso e Di Muro si dimostra particolarmente violento.

In un’occasione «chiude la fidanzata nell’auto» ed è quella l’occasione in cui le chiede di suicidarsi insieme. Per due volte, invece, rinchiude Federica dentro la casa della madre, portandosi via le chiavi e, addirittura, le getta nei campi per evitare che vengano ritrovate. Con queste premesse sottolineate non a caso dal magistrato nelle motivazioni della sentenza di condanna, il drammatico epilogo sembra quasi inevitabile. Esattamente tre anni fa, la sera del 31 ottobre del 2012 Di Muro e Federica – i cui familiari sono rappresentati dall’avvocato Andrea Rossi – vanno a una festa ma scoppia, l’ennesima lite furibonda per un bacio di lei non ricambiato da lui. Dalla ricostruzione degli investigatori si separano, poi si rincontrano a Vigna di Valle, luogo da sempre scelto dalla coppia per la loro intimità. Di Muro – difeso dall’avvocato Cesare Gai – prova a spogliarla, lei reagisce e lui perde la testa e la uccide, affogandola”.