Federico Aldrovandi, Luca Caprini (Sap) riconsegna medaglia a Napolitano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Maggio 2014 12:47 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2014 14:09
"Sono tra quelli che hanno applaudito a Rimini i tre colleghi condannati per reato colpo in seguito alla tristissima vicenda della morte di Federico Aldrovandi" ha detto Luca Caprini.

“Sono tra quelli che hanno applaudito a Rimini i tre colleghi condannati per reato colposo in seguito alla tristissima vicenda della morte di Federico Aldrovandi” ha detto Luca Caprini.

ROMA – L’ispettore capo Luca Caprini, segretario del sindacato di Polizia Sap dell’Emilia-Romagna e di Ferrara, ha riconsegnato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la medaglia di bronzo al valore civile seguita a un encomio per aver salvato nel ’94 una donna dal suicidio nel fossato del Castello Estense e il titolo di Cavaliere della Repubblica.

Sono tra quelli che hanno applaudito a Rimini i tre colleghi condannati per reato colposo in seguito alla tristissima vicenda della morte di Federico Aldrovandi” ha detto Luca Caprini.

Oggi, 8 maggio, Il Tempo e Libero hanno pubblicato una sua lettera:

Caprini scrive di una “campagna mediatica di certa parte politica e di gruppi d’opinione che non hanno sicuramente a cuore la pacifica convivenza” e poi spiega l’applauso, “nato al termine di una presentazione che il mio sindacato si appresta a intraprendere per fornire maggiori garanzie ai cittadini e poliziotti”. Si parlava di “verità e giustizia” e quando è stato dato conto della presenza di tre dei quattro agenti condannati per la morte di Aldrovandi “alcuni delegati gli hanno indirizzato un applauso di vicinanza umana (circa 30 secondi) a causa del pianto in cui sono scoppiati gli stessi. Tutti eravamo a conoscenza del fatto che i tre colleghi sono stati incarcerati, caso unico negli ultimi decenni, per un reato colposo avvenuto durante il servizio e un’operazione della quale nessuno ha mai contestato la legittimità. Lo stimolo che mi ha portato a indirizzare una parte del mio applauso ai tre colleghi è, forse, il medesimo che porta lei a recarsi nelle carceri, non certo per avallare i crimini commessi o giustificarli e neppure per mancare di rispetto al dolore delle vittime dei loro crimini e alle loro famiglie”.

Piuttosto un atto di “carità umana e misericordia nei confronti di chi soffre e patisce, fosse anche colpevolmente. Ai miei colleghi non è stata concessa nessuna delle garanzie che vengono offerte ai peggiori delinquenti…hanno subito e subiscono una campagna mediatica che li ha disumanizzati, vengono chiamati assassini in ogni occasione, nonostanteche i tre gradi di giudizio abbiano parlato sempre di eccesso colposo”. Caprini scrive che anche a lui spesso è capitato di fare interventi del genere: “Fortunatamente le cose mi sono andate bene. Altrimenti sarei stato messo alla berlina come il peggiore degli esseri umani”.