Federico De Pascali e le uova a Daisy Osakue: “Una stronz***, ma non è razzismo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 agosto 2018 12:30 | Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2018 13:24
Federico De Pascali e le uova a Daisy Osakue: "Una stronz***, ma non è razzismo"

Federico De Pascali e le uova a Daisy Osakue: “Una stronz***, ma non è razzismo”(Foto Facebook)

TORINO – “Una stronzata” fatta da “un bravo ragazzo”, “il razzismo non c’entra”: a parlare è Federico De Pascali, figlio del consigliere del Pd a Torino Roberto De Pascali [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  e uno dei tre autori del lancio di uova contro l’atleta Daisy Osakue a Moncalieri (Torino).

Intervistato da Massimiliano Peggio per la Stampa, Federico ha spiegato perché lui e i suoi amici, Fabio Montalbetti e Matteo Piovano, hanno lanciato le uova: “Non sapevano cosa fare. L’abbiamo sentito dire in giro e lo abbiamo fatto anche noi”. Ma aggiunge che “il razzismo non c’ entra nulla. Adesso vorrei solo chiedere scusa a Daisy”. Intanto, però, i tre sono stati  denunciati dai carabinieri di Moncalieri per lesioni e omissione di soccorso.

Lui e i suoi amici avrebbero ammesso anche ai carabinieri di aver fatto “una stronzata”, dice. Eppure non era certo la prima volta: “Altre volte avevamo lanciato le uova, solo per divertirci. Per sporcare i vestiti. Ma non era mai successo nulla. Non pensavo che andasse così. Ai mie genitori non ho detto niente. Anche perché ero già al mare”.

E infatti, proprio perché era al mare, dice, non ha avuto il tempo di spiegare l’accaduto al padre, del Pd. “Sono tornato dal mare mercoledì sera, sono andato a dormire e quando mi sono svegliato sono arrivati i carabinieri”, ha detto alla Stampa Federico, che nonostante ora Daisy Osakue rischi di saltare le gare di Berlino per il suo gesto continua a definirsi un “bravo ragazzo”.

Lui, che “guidava mentre gli altri due erano dietro, non ho visto chi ha lanciato”, nega però che il razzismo c’entri qualcosa: “Non sono un razzista. L’abbiamo scelta a caso. Perché da quelle parti abita Fabio, il mio miglior amico. La storia inizialmente è stata venduta come un gesto di razzismo. Ma davvero non c’entra”.