Federico Grom: Vietare i gelati colpo al lavoro. Milano come Torino talebana?

Pubblicato il 10 Giugno 2013 11:50 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2013 11:50
Federico Grom: Vietare i gelati colpo al lavoro. Milano come Torino talebana?

Foto Lapresse

TORINO – Stupore a Torino dopo la polemica esplosa a Milano per il divieto di vendere, con kebab e birre, anche i gelati dopo la mezzanotte, quanto meno nelle zone della movida notturna. Il divieto è stato negato a parole dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia, ma per verificare che sia effettivo basta andare sul sito del Comune di Milano. Forse è stato emesso a insaputa del sindaco.

La notizia è stata accolta con incredulità a Torino, città dove vive Federico Grom, fondatore di una catena di gelaterie di grande successo in Italia e nel mondo, anche se il divieto di musica in riva al Po sembra indice di una preoccupante tendenza dominante nel Nord Italia.

Intervistato da Marco Neirotti, per la Stampa, Federico Grom ha detto, “stupefatto”:

“R ispettare la quiete, ci mancherebbe, ma rispettare anche il lavoro, soprattutto in un periodo come questo. […]  Sono il primo a dire, e a dirlo con convinzione, che si deve rispettare dopo una certa ora la quiete di chi riposa e l’indomani va a lavorare. Ma è una questione generale di educazione e di schiamazzi”.

Osserva Marco Neirotti che,

“per arginare il disturbo a Milano, si è provato a restringere i limiti orari di quegli esercizi che attraggono, offrendo l’occasione”,

ma Federico Grom è tranchant:

“In pratica si è andati a limitare il lavoro. È di per sé un assurdo, ma colpire proprio il lavoro là dove c’è in questo periodo è pura follia. Chi vende dopo mezzanotte, gelati o pizze o panini non dovrebbe essere penalizzato ma ringraziato. Sono artigiani in proprio, ma sono anche possibilità di occupazione, contratti illimitati, opportunità per i giovani”.

A questo punto Federico Grom parla anche di Torino, e va all’attacco di un’altra infelice decisione della Giunta comunale guidata da Piero Fassino:

“Prenda Torino, che io amo molto. Capisco bene gli abitanti di piazza Vittorio Veneto e dintorni, ma che tristezza senza locali i Murazzi, i Lungopo. Un luogo come ce ne sono pochi in Europa. È inutile poi che si inseguano aspirazioni turistiche se si lasciano morire realtà di quel genere”.

Il divieto cui si riferisce Grom risale a marzo 2013 e all’epoca venne definito “un provvedimento da talebani”. I murazzi sono quei tratti di lungo Po poco sopra il livello del fiume e sotto il livello della strada, che dopo secoli di abbandono erano fioriti, negli ultimi anni, come luoghi di divertimento notturno per i giovani. A difesa di Piero Fassino e della sua buona fede si deve tenere presente che il Pci torinese da cui Fassino deriva era permeato di una cultura depressiva, il cui massimo riferimento era la Praga degli anni ’60.

Leggendo ora la cronaca che fece Ottavia Giustetti per Repbblica, vengono i brividi:

“Il Comune impone il silenzio ai Murazzi: niente musica all’esterno dei locali, né di giorno né di notte, tranne per le manifestazioni autorizzate. Il progetto d’ambito con il quale il Comune intende riqualificare la zona di piazza Vittorio e, in particolare, le arcate sul fiume ormai da anni meta dei frequentatori dei locali notturni della città”,

è stato votato dal Consiglio comunale dopo che ieri le commissioni hanno liberato la versione definitiva del testo:

“Cambia la scenografia, cambia la destinazione d’uso di molti spazi, ma alcuni aspetti della riforma non convincono. Come, per esempio, il divieto di suonare musica all’esterno dei locali sulla banchina del Po”.

Solo una voce da sinistra contro la delibera, quella di Silvio Viale, consigliere del Pd ma di provenienza non Pci:

“Sembra incredibile, ma il Consiglio Comunale di Torino si appresta a vietare la musica ai Murazzi, non la musica ad alto volume, quella fastidiosa e molesta per i residenti, ma qualunque tipo di intrattenimento musicale, come i talebani, e ne attribuisce la responsabilità alla Arpa“,

che non è uno strumento aspirante al monopolio musicale torinese ma la Agenzia regionale per l’ambiente.

“Mi sembra difficile da credere che l’Arpa abbia prescritto di vietare la musica, come nemmeno più accade a Kabul, senza porre un limite in decibel,basso quanto si vuole, ma un limite”.

Anche grillini e leghisti hanno votato contro, mentre hanno votato a favore Pd, dl, Sel e Moderati.

In una città serena e tranquilla come Torino, paragonabile per sicurezza pubblica e qualità della vita a Stratford on Avon, nella vicenda era intervenuta anche la Procura della Repubblica, che lo scorso autunno aveva sequestrato gli spazi esterni lungo il fiume, perché, riport Ottavia Giustetti, era

“emerso che nelle ore più calde della movida i rilevamentidei tecnici registravano livelli di rumore insostenibile per gli abitanti di corso Moncalieri anche a causa del riflettersi delle onde sonore sull’acqua”.